Sequestro di persona.

Ieri, per la festa della mamma, MaritoSingle ed i nani avevano in serbo una sorpresa per me. Avranno captato qualcosa quando ho espresso un desiderio ad alta voce, inconsapevole che ci fossero antennine ricettive nei paraggi.

“Dai, mamma! Mettiti il costume e andiamo!”.

“Ma… andiamo, dove?”.

“Eh mamma… no pocciamo dittelo. È una cioppresa…”.

MaritoSingle ha preparato dei sandwiches, io ho raccattonato qualcosa qua e là e ci siamo messi in macchina.

Mi hanno portata qua.

Ha ragione Anna Lisa: “Tutto sommato, la felicità è una piccola cosa…”.

Nella foto finale, la bimba al centro, sono io.

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Sogni negli occhi.

Il mio telefono fighissimo, regalatomi da MaritoSingle un anno fa esatto, è deceduto definitivamente dopo l’ultimo triplo salto mortale. Amo fotografare e usavo quel telefono soprattutto per la qualità delle foto. Adesso però devo chiedere a MaritoSingle di prestarmi il suo telefono per scattare le foto. No, non è una scusa per controllargli il telefono, gne gne…

Ieri ho scattato una foto a Ciala, durante i fuochi d’artificio.

Poco fa MaritoSingle mi ha mandato quella foto.

Sotto c’era scritto:

“Ciala ha gli occhi pieni di sogni”.

A guardarli bene, sono gli stessi occhi di suo padre, quelli in cui, anni fa, ho visto cose che nessuna aveva visto prima di me.

Non prometto di realizzare i sogni di Ciala.A quello, se ci crede davvero, dovrà pensarci lei.

Io prometto, insieme a quel papà lì che sa leggere gli occhi di sua figlia, che farò in modo che quegli occhi siano sempre così, pieni di sogni.

Fidanzata per una sera.

Stasera, io e MaritoSingle, parteciperemo ad una festa di compleanno: un cinquantesimo, a cui non sono ammessi i bambini. La prima cosa che ha detto MaritoSingle è stata: “Che bello, faremo i fidanzatini”. La prima cosa che ho detto io è stata: “Devo chiamare subito mia sorella!”.

“E che problema c’è? Vai alla festa, i bambini dormono da me”.

Stasera, alle 21, io e MaritoSingle saremo elegantemente seduti a tavola in un rinomato ristorante della nostra città, mentre Ciala e GiòGiò saranno impigiamati a casa di mia sorella.

Stasera metterò in funzione il mio superpotere dell’ubiquitá: sarò a quella festa nel mio vestitino nuovo nero a fiorellini rosa, nel mio giubbottino nuovo di pelle e nelle mie nuove e raffinatissime scarpe tacco 12 a fare la fidanzata di MaritoSingle con una taglia in meno rispetto a quando ero (solo) la sua fidanzata e, contemporaneamente, sarò con la mente a casa di mia sorella per sapere se GiòGiò è riuscito ad addormentarsi senza me (e la mia/sua tetta preferita).

Ciala ha già preparato il suo trolley e ci ha messo dentro il vestito di carnevale di Minnie e quello di Aurora, spazzolino e pigiama e due tre cambi per i prossimi tre giorni. Non le dico che domani saremo di nuovo a casa nostra perchè lei non vedeva l’ora di potersi liberare di me e godersi la zia ed i suoi cugini. “Finalmente domani potrò fare tutto quello che voglio con la zia…”, l’ho sentita dire alla sua migliore amica, ieri pomeriggio.

Ora sono qui a mettermi lo smalto alle mani ed ai piedi e a far finta che vada tutto bene, che ho la situazione sotto controllo e che una serata romantica io e MaritoSingle, ogni tanto, ce la meritiamo. Ma solo per stasera, ‘che io il tacco 12 non lo so portare più.

Valentina.

Alcune delle conoscenze che facciamo tra i banchi di scuola, si sa, sono germogli che, se si è fortunati e si ha la voglia di coltivarli, possono diventare i fiori profumatissimi di un albero raro che si chiama amicizia. Accade anche quando i banchi di scuola dietro i quali ci si è conosciuti sono quelli dei tuoi figli.

La conoscenza tra me e Valentina é cominciata in un caldissimo pomeriggio di settembre di quattro anni fa, durante il primo incontro con i genitori della scuola dell’infanzia. Quando sono arrivata, io ed il mio pancione di sei mesi, ho dato una rapida sbirciatina alle mamme sedute su quelle minuscole seggiole e, istintivamente, ho preso posto accanto a Valentina. Durante l’incontro con l’insegnante ci siamo scambiate qualche fugace sorriso.

“Che bella pancia che hai” è stata la prima cosa che mi ha detto. Notai subito che, quando la maestra ci chiedeva di descrivere la mia Ciala ed il suo Nicola, a me e Valentina tremava la voce e facevamo fatica a trattenere la commozione. È stato in quel momento che, per la prima volta, Valentina ha poggiato la sua mano sulla mia, stringendola, mostrando una sensibilità molto simile alla mia.

“Saranno gli ormoni…” le dissi, asciugandomi una lacrima e lasciandomi andare ad una risata liberatoria.

“Non credo. Io ho partorito lo scorso aprile e di ormoni in giro credo non ne sia rimasto nemmeno uno… però è una cosa bella emozionarsi parlando dei propri figli”.

La conoscenza tra me e Valentina si è intensificata e rafforzata durante i tre anni di scuola dell’infanzia di Ciala e Nicola. Vantiamo un curriculum ricchissimo di presenze alle feste di compleanno in cui, io e lei, come due bambine tra i bambini, zompettavamo a piedi nudi e ballavamo senza alcun ritegno. È stato durante una delle feste meravigliose che hanno organizzato Valentina e suo marito per Nicola, che il mio GiòGiò ha lasciato la mia mano ed ha iniziato a camminare completamente da solo. Istintivamente gli corsi dietro ma Valentina mi prese la mano, stringendola e trattenendomi. Poi mi sorrise e, guardandola, ho potuto scorgere la commozione nei suoi occhi.

Io e Vale ci vediamo tutti i giorni fuori a scuola e mentre aspettiamo di riprendere i nostri figli, coltiviamo quella che era una semplice conoscenza ma che, giorno dopo giorno, è diventata una sincera e, spero, duratura amicizia.

A dirlo è una che fa fatica a regalarti il suo “ti voglio bene” ma che ha imparato a dirglielo e a fidarsi. Perché, quando parliamo, Valentina continua a prendere le mie mani tra le sue e questo gesto, a mio parere, rivela una profonda sincerità.

Se dovessi definire Valentina con un aggettivo, userei la parola “mamma” perché, quando parla dei suoi figli, le si illuminano gli occhi e le parte un sorriso che le riempie il viso.

Forse per questo la sento così simile a me.

O forse perché, quando mi prende le mani, io in quelle mani ci sto bene.

La garante.

“Maesssstra, guadda!” e mostra il mignolino incerottato.

“Cosa è successo GiòGiò?”.

“Eh, maesstra… Titty mi ha pizzicato”.

“Titty? E chi è Titty? Un cagnolino?”.

“No, maesssstra”.

“È un uccellino?”.

“No, maessstra. Titty è la macchina di papà”.

La maestra mi guarda.

GioGiò mi guarda.

“Sì, maestra. Titty è la nostra macchina e ieri GiòGiò si è pizzicato con la maniglia dello sportello”, ho risposto io, facendo da garante a quello che GiòGiò aveva appena raccontato.

GiòGiò fa sì con la testa e mostra il mignolino.

“Si maessstra, pecchè avo fatto i dippetti a Ciala”.

Posso provare ad indovinare cosa avrà pensato la maestra. C’ha ragione lei.

Concerti privati.

MaritoSingle è in viaggio per lavoro. Ha dovuto portare in giro il suo deretano, spostandolo dal sedile di un treno a quello di un aereo, lasciandolo riposare infine in un sofficissimo materasso di uno dei migliori hotel milanesi. Ora il suo deretano sta ancheggiando durante un concerto privato di Elisa. Sì, ho detto privato, sì, ho detto Elisa. Il tutto gratis. Per lavoro.

Il mio deretano, in questo preciso momento, giace privo di vita sul nostro lettone, incastrato perfettamente tra la gamba sinistra di Ciala e quella destra di GiòGiò, stanchi morti, loro, dopo una giornata passata ad imparare, a giocare, a rincorrersi e cadere (GiòGiò ha un taglio sul labbro superiore ma niente di che) e a dimenticarsi che c’hanno un padre e che dovrebbero sentirne la mancanza. Invece lo hanno salutato durante una videochiamata con un “Ciao vecchio!” ed un “Ciao cacchetta pucciolente!”, tradendo le aspettative paterne che prevedano scene tragiche di figli che si strappano i capelli e si domandano dove fosse papinoloro.

Adesso vorrei schiacciare un pisolino ‘che le 6,30 sono vicine e domani sarà una giornata impegnativa ma devo aspettare la buonanotte di MaritoSingle, che è al concerto di Elisa. Un concerto privato. Gratis. Aspetterei la sua buonanotte se non fosse che sono anche io nel pieno di un concerto privato, gratis che MaritoSingle oggi si può solo sognare: il respiro dei miei figli addosso a me. Elisa, levati proprio.

“Abbiamo sentito la tua mancanza tutto il giorno. Torna presto, ‘sta casa ascpetta a te. Uaaa”.