“… come il cielo e come il mare”.

La mia migliore amica mi dice che mi vuole bene con queste parole:

“Ti voglio bene come il cielo e come il mare: all’infinito”.

L’amicizia, nella mia vita, si divide tra cielo e mare.

Ho perso Francesca poco prima del mio matrimonio. L’avevo conosciuta in un centro di volontariato per ragazzi diversamente abili. Mi sentii accolta dal sorriso che mi fece la prima volta che arrivai là, con il desiderio di donare un pò di me a quei ragazzi. Era bellissima e non lo sapeva. Lo era anche quando la chemio le portò via i suoi bellissimi capelli lunghi e neri. Lo era anche la sera in cui venne con un cappellino delizioso a scegliere il mio abito da sposa, malgrado la febbre alta. Ricordo ancora la risata che fece quando mi chiese di indossare un abito orrendo e per niente adatto a me per fare uno scherzo a mia madre e mia sorella che restarono perplesse quando, col vestito addosso, io, tenendole il gioco, dissi: “Sì, è questo!”.

Anna Lisa l’ho incontrata poco tempo dopo grazie ad una mia carissima amica, Mia, che comprese il vuoto che mi aveva lasciato la morte di Francesca e mi suggerì di dare una sbirciatina al blog di questa ragazza, mia coetanea e anche lei, come Francesca, alle prese con il cancro. Dapprima mi rifiutai: di cancro non volevo più sentirne parlare.

“Hai ragione, tesoro, ma dovresti conoscerla. Il suo blog parla di cancro ma è un inno alla vita, alla gioia”, mi disse Mia.

Restai sveglia tutta la notte a leggermi il suo blog. Lo lessi tutto quella notte. Dapprima commentavo i suoi post, ai quali Anna Lisa rispondeva sempre, poi attraverso una minuziosa ricerca su Facebook la trovai e le chiesi l’amicizia. In breve tempo siamo diventate l’una lo scrigno dell’altra, l’una la forza dell’altra. Ci siamo conosciute a Modena, poi lei è venuta da me a Trani quando Ciala era nel mio pancione. Non è stata l’unica volta che ha preso un aereo per venire da me: lo ha fatto il giorno dopo una seduta di chemioterapia, portandosi dietro la sua inseparabile mamma per venire a conoscere Ciala, appena nata. Il primo sorriso di mia figlia è stato per lei. Anche il primo viaggio in macchina Ciala lo ha fatto per lei, per essere presenti al suo matrimonio, nella chiesetta dell’ospedale di Cure Palliative di Livorno. Quella è stata l’ultima volta che ci siamo abbracciate.

Dopo Francesca e Anna Lisa mi sono chiusa nel mio bozzolo. Non volevo più legarmi a nessuno e poi avevo la ferma convinzione che nessuno sarebbe stato alla loro altezza. Ora, invece, posso dire con convinzione che mi sbagliavo. Se avessi rifiutato la richiesta di amicizia su Facebook di una perfetta sconosciuta, ora sarei ancora qui a pensare che sono stata davvero sfortunata in amicizia, come mi sono sentita dire tante volte. Solitamente non accetto richieste di amicizia da parte di sconosciuti a meno che non siano accompagnate da un messaggino. Ma siccome sono una contraddizione vivente e vivo seguendo il mio sesto senso, davanti alla foto di Daniela cliccai “accetta” senza pensarci troppo.

E invece è stata Daniela ad “accettare” me,  i miei tempi, le mie paure, le mie “distanze di sicurezza”. Lo ha fatto senza pretendere che le volessi bene subito, in punta di piedi, spesso ascoltandomi in silenzio, semplicemente standomi vicina, lei che abita dall’altra parte del mare, in Sicilia.

Daniela non ha mai avuto la pretesa di farmi dimenticare Francesca e Anna Lisa, non hai mai nemmeno preteso di sostituirle. Mi ha permesso di parlarle di loro, di conoscerle attraverso i miei ricordi. Con Daniela posso essere me stessa, posso togliermi l’armatura, A lei ho aperto il mio cuore, senza che lei nemmeno me lo chiedesse: ci è finita  dentro da sola, come succede quando un raggio di sole riesce a passare attraverso la fessura di una finestra tenuta chiusa.

Qualcuno mi ha detto che “è troppo comodo avere un’amicizia a distanza” perché non c’è il rischio di incomprensioni visto che non si ha la possibilità di viversi, di viversi davvero. Io, invece, dico che è dannatamente difficile avere la tua migliore amica a chilometri di distanza perché vorresti andare a casa sua anche di notte solo per chiederle di abbracciarti e sai che ti aprirebbe. Le basterebbe guardarti negli occhi, in quegli occhi che lei considera una radiografia della tua anima e capirebbe cosa stai provando senza che tu apra bocca. Ti direbbe “fregatene” se qualcuno ti ha lasciato addosso i graffi della delusione e ti toglierebbe dalle spalle un pò del peso che ti porti e se lo caricherebbe sulle sue.

Le mie migliori amiche sono Francesca, Anna Lisa e Daniela. Due vivono in cielo, l’altra dall’altra parte del mare.

Io, in questo momento, vorrei avere Daniela qua davanti e dirle:

“Avevi ragione tu, Dany. Guardami: sto volando”.

E lei mi risponderebbe: “Ti voglio bene come il mare e come il cielo: all’infinito”, o al contrario e riderebbe perché non mi ricordo mai bene la successione giusta delle parole.

 

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Dopodomani.

“Mamma, lo sai che dopodomani sono andato insottacqua al mare?”.

“Sì? È arrivata un’onda?”.

“Eh, mamma. Un’onda gigantona ma io ho uotato e uotato e mi sono salvato”.

“Amore, dovresti mettere i braccioli. Dobbiamo comprarli”.

“No, mamma, zia me li ha già comprati!”.

“Si? E quando?”.

“Dopodomani”.

Eh.

Barbari e muratori in casa.

Al piano di sopra del nostro condominio stanno facendo dei lavori di ristrutturazione. Oltre alla pioggia che ha praticamente reso vane le mie fatiche degli ultimi giorni, ora ci sono anche i muratori che alzano polvere sui balconi ma, vabbè, non è colpa loro.

Io, Gio e Ciala siamo fuori al balcone. Io spazzo il pavimento.

“Mamma, ti possiamo guardare mentre pulisci?”, dice Ciala

“Certo, lo fa anche vostro padre di solito”.

“Mamma, ci fai l’imitazione di Attila, il fratello di Dio?” chiede Gio.

“No, dai, ora no. Dopo”.

“Daiii, mamma!! Ci fai tanto ridere… ti prego!”.

“Okay”.

Lascio la scopa.

“Sbarbarii, uomini di inaudita iulenza, di inaudita ferocia, figli del Tio Odino…” e porto a termine la mia performance.

I bambini quasi s’affogano per ridere. Battono le mani.

Mi rendo conto però che l’applauso é ben più forte di quello che possono fare quattro manine.

Alzo lo sguardo: una platea di muratori mi guarda divertita.

“Complimenti, signora! L’ha fatta benissimo!” mi dice un muratore mentre mangia il suo panino.

Ringrazio alzando una mano e vado a nascondermi in casa.

Sono ancora nascosta.

Non esco più.

Tema sulla mamma.

La mia mamma si chiama Alessandra, ha quasi 40 anni ed è una ragioniera.  E’ di statura media e di corporatura esile. Ha il viso ovale e roseo. I suoi capelli sono castani chiari, lisci, folti e lunghi come quelli di una Barbie. Ha gli occhi grandi e rotondi di colore celeste chiaro come il cielo e ha le ciglia folte e lunghe. Le sue sopracciglia sono sottili e arcuate e ha uno sguardo dolce e sereno. Ha il naso a punta, la bocca a forma di cuoricino e le orecchie piccole e a forma di cappelletto.

E’ sempre allegra e solare ed è molto divertente. Mi fa tanto ridere perché è buffa e sa fare le vocine e le imitazioni. Ha un carattere dolce e amorevole ed è molto attenta e premurosa con me, il mio fratellino ed il mio papà. Dice di non essere gelosa di lui, invece secondo me lo è e anche tanto ma si fida: l’importante è che nessuna lo tocchi o lo guardi troppo. Quando ha saputo che la mia maestra aveva lo stesso nome e cognome di una vecchia fidanzata di papà, si è spaventata e voleva farmi cambiare scuola!

Mi piace quando viene a svegliarmi al mattino perché mi riempie di baci e mi fa ridere con le sue vocine. Vorrebbe prendermi in braccio ma non ce la fa perché sono troppo grande per lei e allora mi porta a fare colazione sulle sue spalle. Canta e balla mentre ci prepariamo per uscire e mi fa tanto ridere quando usa la spazzola come fosse un microfono. Mi piace guardarla mentre si trucca e fa le facce strane quando mette il mascara. Veste in modo sportivo e ama le scarpe da ginnastica: sembra un ragazzina! Mi piace tanto quando indossa vestiti eleganti, i tacchi e mette il rossetto rosso.

E’ bravissima a cucinare: le sue specialità sono le lasagne, la pizza, la focaccia, il pollo al forno al limone ma è insuperabile a fare i dolci, soprattutto i muffin al cioccolato, la torta di mele e le crostate alla marmellata. Le piace tanto leggere e leggerci i libri . I suoi libri preferiti sono i romanzi e le storie d’amore. E’ molto romantica e io mi chiedo come abbia fatto ad innamorarsi del mio papà. Le piace molto scrivere: il suo sogno più grande è scrivere un libro che parli della nostra famiglia.

E’ una mamma molto creativa e le piace stare in nostra compagnia: insieme abbiamo realizzato una TV, dei graziosi caminetti e un teatrino di burattini usando dei cartoni. Detesta i parrucchieri perché teme che le taglino i suoi lunghi e adorati capelli: per questo motivo glieli taglia il mio papà. Anche quando si è sposata si è truccata e si è acconciata i capelli da sola, lasciandoli sciolti e mettendo un fiore tra le ciocche. Le piace invitare gli amici a casa e cucinare per loro. Vuole molto bene ai suoi amici ed è sempre molto disponibile se qualcuno ha bisogno di aiuto. Non sopporta le ingiustizie e le bugie. Non tollera il disordine e non ama arrivare in ritardo agli appuntamenti.

Mi piace stare seduta sulle sue gambe, abbracciata a lei e sentire il suo profumo: profuma di… mamma! Quando sono preoccupata parlo con lei perché riesce sempre a tranquillizzarmi.

La mia mamma è gracile ma è tanto forte. Sembra un treno che non si ferma mai e non è mai stanca. Sono felice quando mi dicono che le assomiglio perché da grande vorrei essere come lei.

Ciala.

Una strage familiare.

Ciala è alle prove di hip hop: dopodomani ci sarà il saggio conclusivo.

MaritoSingle non é venuto a pranzo, sai che novità.

Sono sola a casa con GioGio: ci siamo appena fatti una doccia – per niente rilassante: mi ha affogata praticamente ed ho rischiato di rompermi l’osso del collo almeno due volte.

Ora dorme accanto a me nel lettone: profuma di gelsomino.

Prima di addormentarsi mi ha detto:

“Mamma, devo tornare sulla nuvoletta”.

“Sulla nuvoletta? A fare che?”.

“Eh, devo tornare in cielo a comprarti un amore”.

“Amore, ma io ne ho già tanto qua di amore”.

“No, mamma, questo è poco. Io ti prendo un amore gicantoso fino alla fine del cielo. Lo metto sulla nuvoletta, poi torno e lo attacco al tuo cuore così hai un amore per tutta la vita”.

“Mh”, annuisco.

“Mamma, non piangere. Ti porto con me sulla nuvoletta e anche Ciala e anche papà”.

‘Na strage praticamente.

Ricordateci così: un po’ folli, ma felici, tanto felici.

Tema sul papà.

Il mio papà si chiama Nicola, ha 46 anni ed è un imprenditore. E’ alto quasi due metri, è magro e muscoloso. Il suo viso è rotondo e roseo. Ha i capelli neri folti e ricci come il manto di una pecora di colore nero, non ha i capelli bianchi perché quando li scopre se li strappa. Ha gli occhi castani a fessura come quelli di un cinese. Ha un’espressione dolce e serena e quando mi guarda sembra incantato. Le sue ciglia sono corte e le sue sopracciglia sono dritte e folte. Il suo naso è all’insù e le sue guance sono paffute e rosee.

Il mio papà è molto affettuoso, sempre allegro, giocherellone e spiritoso. Gli piace cantare e si diverte a cambiare le parole delle canzoni per farci ridere. E’ una persona gentile e disponibile e crede nell’amicizia: c’è sempre quando qualcuno ha bisogno di lui. Non si arrabbia quasi mai tranne quando qualcuno tradisce la sua fiducia.

Spesso pranza fuori per lavoro: dice di essere sempre a dieta e invece ordina piatti prelibati e succulenti, poi quando torna a casa finge di essere di nuovo a dieta. E’ molto attento alla sua forma fisica: si allena tre volte a settimana. E’ molto forte e riesce a sollevare sulle sue spalle sia me che mio fratello. Non ama molto i libri ma ci legge le fiabe prima di andare a letto. E’ appassionato di film, in particolare quelli horror, di fantascienza e di avventura. Quando la mamma lo costringe a guardare con lei un film romantico si addormenta sempre.

Ora passiamo ai difetti.

Il mio papà è permaloso: guai a dirgli che è ingrassato o che sta invecchiando! Ha sette anni in più della mamma e si fa sbucciare la frutta da lei. In casa non è collaborativo però è fissato per il parquet. Se ci cade qualcosa a terra, io e mio fratello ci tappiamo le orecchie, poi contiamo fino a tre e lo sentiamo brontolare: “Ragazzi, e che diamine! Cercate di fare attenzione. State trasformando il parquet in un colabrodo!” e subito controlla se ci sono buchi.

E’ peggio di una donna: passa tanto tempo in bagno a prepararsi prima di uscire perché è attento ad ogni dettaglio. Gli piace ricevere complimenti e quando non glieli fanno se li fa da solo. E’ generoso ma non ha ancora regalato alla mamma l’anello di fidanzamento che sta ancora aspettando, anche se sono passati tredici anni.

Tutto sommato è un bravo papà ed io gli voglio un gran bene. Se potessi scegliere tra altri mille papà, sceglierei sempre lui.

“Papà, però regala l’anello di fidanzamento alla mamma!”.

Ciala.

Numero fortunato: 7.

La prima volta che ho visto MaritoSingle, ero seduta dietro ad un banco di un corso di informatica, al quale mi sono iscritta dopo il conseguimento del diploma di ragioniera. E’ entrato in aula insieme a due suoi amici e stava ridendo. Era in ritardo ma non sembrava affatto mortificato o a disagio. Ha salutato la professoressa e la classe con disinvoltura, scusandosi per il ritardo. Ricordo di non essere riuscita a staccargli gli occhi di dosso fino a quando non ha preso posto esattamente una fila dietro la mia. Alto, non alto, altissimo e con due spalle larghe così, assestate su un fisico asciutto e ben scolpito. Moro, occhi scuri e profondi ed un sorriso da paura: il mio tipo ideale, praticamente. Non ho osato voltarmi per tutta la durata della lezione di informatica: se mi avesse solo guardata sarei diventata tutta rossa. E’ andata avanti praticamente così per le prime due settimane: era come se mi fossi vietata ogni tipo di approccio con lui perché ero fidanzata. Parlavo con tutti tranne che con lui fino a quando un giorno, durante un’interrogazione in inglese – materia in cui era palesemente una schiappa – si sedette davanti a me e mi chiese di aiutarlo. Lo feci ma lui non era nemmeno capace di ripetere ciò che gli suggerivo e quando la professoressa gli fece notare che stava parlando una lingua sconosciuta, lui si voltò verso di me e scuotendo la testa mi disse: “Oh, Lippolis, ho capito che ti sto sulle balle ma almeno suggerisci bene! Professoressa, le metta 4 e non se ne parla più!”. Tutti i compagni di classe risero, professoressa compresa. Risi pure io.

Il corso di Informatica terminò troppo presto per me, che mi ero abituata a vederlo tutti i giorni e se era assente sentivo la mancanza delle sue battute ironiche e della sua risata. Non diventammo amici perché ero troppo impegnata a fare la fidanzata di un fidanzato troppo geloso per concedermi il lusso di un’amicizia maschile.

Ci rivedemmo casualmente dopo 7 anni dalla fine del corso. Io mi ero lasciata dopo 7 anni col mio fidanzato e lui si era lasciato dopo 7 anni con la sua fidanzata, con la differenza che tra lei e me c’era stata un’altra manciata di ex: la prima cosa che mi chiese fu se fossi ancora fidanzata e la domanda mi fece subito ben sperare che si trattasse di una forma di interesse per me. L’interesse c’era ma non da parte sua. Vedendomi, il buon MaritoSingle pensò che sarei stata perfetta per il suo migliore amico e cosi, dopo varie peripezie e inseguimenti (da parte mia) e numeri scritti su foglietti di carta e strappati, finalmente mi chiese di uscire. “Passo a prenderti stasera. Porta con te delle amiche carine”.

Quella sera mi presentai sola. Lui, invece, non era solo: venne a prendermi insieme al suo migliore amico che sembrò gradire la scelta fatta per lui da MaritoSingle. Mi lasciò quasi subito da sola con lui ma lo vedevo come mi guardava.

La storia finisce, o meglio inizia, che io e MaritoSingle non abbiamo più smesso di guardarci così da quella sera e continua con due mani che si tengono. Ed io penso che se non avessi avuta chiara la meta nella mia mente, quando lui pensava a tutto tranne che a immaginare una vita insieme a me, se non lo avessi tenuto per mano come fanno i bambini quando corrono e ti tirano per mostrarti qualcosa di meraviglioso, forse stanotte non sarei qui a scrivere di lui mentre dorme di là, sfinito tra Ciala e GiòGiò dopo aver letto loro, per l’ennesima volta,  la favola dell’albero Baobab.

Nelle nostre vite il numero 7 si ripete: 7 numero degli anni dopo i quali ci siamo rivisti, 7 come la durata degli anni delle nostre rispettive storie, 7 come gli anni di differenza che abbiamo io e lui. Chi ne ha più dell’altro, questo non posso svelarlo: non si chiede mai l’età ad un MaritoSingle.