Chiedere scusa.

MaritoSingle non ama i formaggi, io, invece, li adoro. Una delle prima cose che mi ha raccontato quando eravamo solo amici (anche se io ero già fidanzata con lui solo che lui non lo sapeva ancora) è stata di quella volta che ha mollato una delle sue fidanzate proprio a causa del formaggio. La ragazza, pensando di fargli uno scherzo, gli ha infilato un pezzo di provolone in bocca mentre erano a cena con degli amici. Lui si è infuriato, ha quasi dato di stomaco, lei si è offesa per la reazione esagerata che ha avuto e si sono lasciati di lì a poco. Certamente non a causa del formaggio, dico io, ma tant’è.
Tempo fa Sara ha cercato di fare a suo padre lo stesso scherzetto ed è stato in quella occasione che MaritoSingle le ha raccontato di quella volta che.
Anche Sara gli ha detto che è stato esagerato e che doveva perdonarla ma è stata contenta che si fossero lasciati, altrimenti io e suo padre non ci saremmo sposati.
“Papà, tu e quella ragazza non vi amavate più, per questo vi siete lasciati”, ha detto Sara.
“Sì, è vero. Il formaggio è stato solo un pretesto”.
“Papà” gli fa GiòGiò, serio.
“Hai chiesto scusa a quella ragazza?”.
“No. Il formaggio in bocca me lo ha messo lei, mica io”.
“Papà”.
“Eh”.
“Chiamala e vai a chiedere scusa. Tu mi dici sempre che non devo alzare la voce con Sara”.
“Giò, sono passati tanti anni ormai. Se ne sarà dimenticata”.
“Papà, non mi interessa. Devi chiedere scusa adesso”.
Poi mi guarda, con occhi rassicuranti.
“Mamma, stai tranquilla. Adesso lo accompagno io dalla ragassa, lui chiede scusa e poi torniamo a casa senza dare nemmeno un bacetto”.
“Per me va bene, amore”.
“Dai, papà, vestiti, fatti bello”.
E no, a mamma, e mò te stai ad allargà.

Christian.

I bambini sono tutti uguali. È questa la prima cosa che ti insegnano.
Vanno a scuola per imparare ma sono loro gli insegnanti più preparati del mondo, anzi dell’universo, quando si tratta di spiegare a noi adulti che, proprio perché sono tutti uguali, hanno tutti gli stessi diritti.
È qual è il primo diritto di un bambino?
Facile, il diritto alla felicità.
Ma ti basta osservarne anche solo due per capire quanto invece siano diversi. La bellezza dei bambini sta proprio lì: pur essendo tutti uguali sono così perfettamente diversi.
Hanno temperamenti diversi, abilità diverse, sogni e paure diversi l’uno dall’altro. I bambini ti insegnano a guardare il mondo attraverso i loro occhi ed è l’opportunità più grande che possano offrire a noi, a noi grandi.
Basterebbe entrare in una scuola, in un’aula, la 3 I per esempio, per avere la conferma che quei 21 bambini, seduti dietro a quei banchi sono tutti uguali eppure così perfettamente diversi.
A vederli bene sembrano tanti pennarelli colorati, ognuno con il proprio grado e calore, unico, solo suo e se li guardi tutti insieme non puoi non vederlo l’arcobaleno che creano.
Un’antica leggenda irlandese narra di un tesoro nascosto da un folletto dove finisce un arcobaleno.
Nella 3 I c’è un bambino che vive in un posto magico, una “Foresta dei sogni” in cui sua madre e sua zia si prendono cura ogni giorno, e tutti i giorno, di lui e di tutti i piccoli folletti che la popolano insieme a pirati, maghi, principesse e creature fantastiche. Sua madre e sua zia sanno bene che ogni bambino è unico e speciale ed è per questo motivo che quella foresta è sempre piena di piedini che ballano, manine che creano e si stringono e sorrisi che esplodono.
Nella foresta dei sogni vive un folletto dal cuore gentile di nome Christian. Ha gli occhi da furbetto e un sorriso incantatore. È il frutto di una magia che la sua mamma, Enza, e il suo papà, Alfredo, hanno fatto usando pozioni a base di amore e allegria, generosità e bontà d’animo.
Un’antica leggenda irlandese narra di un tesoro nascosto da un folletto dove finisce un arcobaleno.
Nella 3 I ce ne sono 21 e su ciascuno di quei banchi oggi, che è la festa dell’amore, Christian ha donato un pezzetto del suo cuore, buono come la pasta frolla dei biscotti che ha preparato Enza, la sua mamma.

Raggiramenti in cerca di complimenti.

MaritoSingle ha addosso un maglione nuovo, l’ennesimo maglione blu che gli fascia le spalle disegnando una V e che mette in risalto i bicipiti e i tricipiti, degna ricompensa di ore e ore di duro allenamento settimanale sottratto alla qui-presente-mogliettina-ina-ina.
È davvero un bel vedere, ma non si merita nemmeno mezzo complimento, considerando che l’ultimo che mi ha fatto risale al giorno del nostro matrimonio.
“Hai visto come sono bello oggi, Bionda?”, disse quel giorno, davanti all’altare. Solo dopo aggiunse un parsimonioso “Stai bene anche tu…”.

“E allora?” mi ha detto poco fa, mentre ero seduta accanto a lui in auto.
“Allora cosa?”.
“Non mi dici niente?”.
“Ma riguardo a cosa?”.
“Ho messo il maglione nuovo”.
“Ah sì, ho visto”.
“E quindi?”.
“Quindi cosa?”.
“Non mi fai nemmeno un misero complimento?”.
“No”.
“E perchè mai?”.
“Perché adesso voglio fare come fai tu. Non avrai nemmeno un misero complimento”.
“Ma almeno il maglione ti piace?”.
“Per forza, l’ho scelto io”.
“Non sarà un pò troppo strettino, Bionda?”.
“Guarda che è un doppia ics elle, è la tua taglia. È comunque non è piccolo, sono le spalle che sono larghe. Non vedi come te le fascia bene? La taglia è giusta… scende perfettamente fino ai polsi, mettendo in risalto i bicipiti e i tricipiti…”.
Fanculo! Mi ha fregata.

Mi è semblato di vedele un gattaccio nelo.

Esattamente un anno fà, un tizio con l’ape car ci venne addosso mentre eravamo fermi ad un incrocio: si ribaltò sulla nostra Titty perché aveva fatto la curva senza frenare, scappò e poi tornò indietro per scusarsi e rimediare al danno fatto.

Oggi, mentre ero ferma ad un incrocio, un tizio si è stretto troppo mentre faceva la curva e ha strisciato contro Titty.
Non è scappato, è sceso subito per scusarsi dell’inconveniente e abbiamo visto insieme il danno alla mia auto che pensavo di trovare in condizioni peggiori visto il rumore che ho sentito mentre ero alla guida.
È stato solo quando mi sono avvicinata alla sua auto per scambiarci dati e numeri di telefono che mi sono accorta che aveva tutta la fiancata della sua auto nera colorata di giallo.
“Mi scusi, signora. Ho preso male le misure e mi sono stretto troppo” mi ha detto.
“Guardi qua, la sua auto è tutta gialla…si nota ancora di più sul nero” gli ho detto quasi dispiaciuta.
“Beh, non posso certo dire di non averla vista”.
Intanto chiamo MaritoSingle e lo aggiorno su quanto accaduto.
“Sì, Titty ha solo un graffio sul lato sinistro. Nulla di grave. Ci sentiamo dopo” e lo saluto.
“Mi chiamo Italo” si presenta il tizio.
“Io sono Alessandra”.
“Alessandra, ok. Titty chi è?” mi chiede Italo.
“Titty è lei” e gli indico la mia auto.
Mi guarda perplesso e sembra non capire.
“Titty come l’uccellino giallo del cartone” aggiungo con la stessa serietà con cui presento un’amica e gli mostro la scritta sull’auto.
“Fantastico!” dice Italo e sorride divertito. “Mai vista una cosa simile…”.
Ci salutiamo.

Dopo un’ora il mio telefono squilla.
“Alessandra, sono Italo”.
“Sì. Mi dica”.
“Mi serve il numero di suo marito. Vorrei chiamarlo per fissare un appuntamento dal carrozziere”.
“Sì, glielo invio subito”.
“Grazie. Le auguro una buona giornata, anche se l’inizio non è stato dei migliori”.
“Anche a lei”.
“Ah! La mia auto…” aggiunge.
“Eh, lo so. Non è messa bene…”.
“Sì ma non è questo il punto. Visto che è nera, la chiamerò Gatto Silvestro”.
Scoppiamo a ridere.
E pensare che quando sono scesa dall’auto gli avrei voluto dare una testata sui denti.

Francesco.

GiòGiò è al suo ultimo anno di scuola dell’infanzia. La sua insegnante è andata in pensione lo scorso giugno per cui, quest’anno, lui e alcuni dei suoi compagni si sono aggregati ad un’altra sezione. Mi piace la sua nuova insegnante e non solo per il suo viso dolce e gli occhi buoni. Mi piace soprattutto la sua umanità. Una delle cose che mi ha colpito durante il nostro primo incontro è stata la sua decisione di non festeggiare la festa del papà quest’anno perché, purtroppo, uno dei suoi alunni ha perso il suo papà la scorsa estate. Ha proposto in alternativa “la festa dell’amore”: mi ha trovata d’accordissimo.

Sono passati circa tre mesi dall’inizio della scuola e GiòGio ha stretto nuovi rapporti di amicizia. Quando arriva nel corridoio della sua aula, il birbantello si affaccia per farsi notare dai suoi compagni, poi appende il suo giubbotto e aspetta.

“È arrivato GiòGiò!”, urlano i suoi compagni e si precipitano all’ingresso dell’aula per accoglierlo. Alcune volte lo travolgono e lui perde l’equilibrio ed io MaritoSingle facciamo da paracolpi. Poi, uno ad uno si abbracciano ed infine entrano insieme in classe.

Oltre a Nicola e Carlo che sono i suoi amici inseparabili, ci sono nuovi compagni che GiòGiò ci ha presentato.

“Lui è Matteo. Lo viene a prendere il nonno con la bici. Lui è Andrea, ieri gli ho dato un poco della mia merenda e lui mi ha dato un bacio. Lui è Francesco. Quando lui mi dice guardiamo fuori dalla finestra, io guardo fuori dalla finestra insieme a lui e quando siamo andati in biblioteca ci siamo seduti vicini”.

Oggi, quando lo abbiamo accompagnato a scuola, Francesco gli ha mostrato una macchina rossa.

“Giò, ti ho tenuto la tua macchina preferita. Giochiamo insieme?”. Giò gli ha fatto una carezza sulla testa ed ha annuito, sorridendo.

Sono andati a giocare vicino alla finestra. Io e MaritoSingle lì abbiamo osservati per un po’ da lontano. Ogni tanto Francesco lo abbracciava e Giò ricambiava l’abbraccio.

“Si sono legati tanto” mi ha detto una mamma che ancora non conoscevo. “Anche in biblioteca, Francesco voleva stare seduto con Giò”. Mi ha fatto piacere.

Dopo qualche giorno, mi è arrivato un messaggio su whatsapp di una mamma.

“Grazie per l’invito. Sono la mamma di Francesco. Volevo dirti che mio figlio parteciperà molto volentieri alla festa di compleanno di Giò. Sarà la sua prima festa. Gli ha anche preparato una lettera. Lo accompagnerà mia figlia perche io lavoro”.

Le ho risposto che se avesse avuto bisogno di un passaggio poteva contare su di me, anche se mi sono resa conto subito dopo, che sono una perfetta sconosciuta.

“Francesco sempre sta solo, a casa dei nonni, da quando non c’è più mio marito. Io devo lavorare dalla mattina fino al pomeriggio”.

Ho avuto una fitta al cuore. Un pugno nello stomaco.

Ho promesso alla sua mamma che Francesco non starà più sempre solo il pomeriggio e che, anche se la festa di compleanno è di Giò, sarà una festa indimenticabile anche per Francesco.

Perché io a Francesco glielo devo, perché tutte le volte che lo vedo, così piccolo e con quella gioia negli occhi che nessuno è riuscito a togliergli, a me sembra un gigante.

Perché Francesco avrebbe mille motivi per essere arrabbiato con la vita, chiudersi in se stesso e tenere lo sguardo basso e invece ne trova uno in più per guardare fuori dalla finestra.

Serendipità.

Due settimane fa, MaritoSingle ha avuto un blackout. Un attimo prima stava bene, poi, apparentemente senza motivo, è stato male. Ne parlo solo ora perché ora sta bene, perché posso dire che si è trattato solo di una infiammazione piuttosto acuta all’orecchio che ha causato vertigini spaventose, accompagnate da crampi allo stomaco e improvvisi conati di vomito che comparivano ad ogni movimento del suo corpo. Un gigante di due metri che improvvisamente barcolla e ti si accascia addosso e ti chiede di aiutarlo, con gli occhi spaventati. Ci abbiamo messo due settimane per capire di cosa si trattasse, per metterci l’anima in pace e in queste due settimane sono stata la sua ombra, io che ci vivo alla sua di ombra e che ho imparato ad esserci quel poco che gli basta per sentirsi amato e al tempo stesso libero. Perché il segreto per stare accanto ad uno come MaritoSingle è proprio stargli accanto ma senza tenergli la mano tutto il tempo. È anche così che ho imparato a camminare da sola da quando stiamo insieme.
La cosa bella di questo starsi accanto è che abbiamo imparato a riconoscere il momento in cui abbiamo bisogno l’uno dell’altra e a intrecciare le dita della nostra mano.
Due settimane fa, io ho “sentito” che dovevo andare in ufficio da lui in quel preciso momento, senza sapere che era completamente solo e che sarebbe stato malissimo.
Da oggi si torna a camminare l’uno accanto all’altra senza doverci necessariamente tenere per mano ma con una nuova consapevolezza: sai che scomodo sarebbe stato appoggiarsi alla spalla di una moglie stangona alta due metri pari a lui?

Povero Superman.

Sto perdendo colpi e me ne sto rendendo conto.
Venerdì mi sono seduta sugli occhiali e li ho quasi rotti. Poco dopo mi è scivolato il telefono dalle mani, quello che mi ha regalato MaritoSingle al mio compleanno. Ha fatto un triplo salto mortale finendo sotto la mia auto. Quando l’ho ripreso aveva il vetrino spaccato ma il display era salvo, per fortuna.
Sabato pomeriggio ho sollevato con troppa forza un sacchetto della spesa dal portabagagli, che si era incastrato nella ruota dell’overboard di Ciala facendomelo finire sul piede. 10 kg di overboard sul mio piede destro. Un dolore così forte da farmi venire le lacrime agli occhi, anzi, ho pianto proprio. Un pianto soffocato perchè non volevo mi vedessero i bambini.
Ho passato il pomeriggio sul divano con il ghiaccio sul piede. Ciala non si è sposata di un millimetro e GiòGio mi ha riempita di baci per farmi passare la bua brutta.
Ad un certo punto hanno avuto fame e solo in quel momento ho realizzato che avevo preparato al mattino l’impasto per le nostre solite pizze del sabato sera.
Pensavo di non farcela ma poi mi sono detta che invece sì, che ci sono dolori peggiori e che fare questa cosa mi avrebbe fatto sentire meglio.
Ho restituito a Sara tutto l’amore che mi aveva dato restandomi accanto, a Giò tutti i sorrisi che ha cercato di strapparmi e a MaritoSingle tutte le coccole che io gli avrei fatto se si fosse fatto male lui.
Il dolore al piede passerà, forse perderò l’unghia e forse anche qualche altro colpo ma va bene così.
Non voglio essere una super donna e nemmeno una super mamma e non mi piace più quest’idea che hanno tutti di me e che mi costringe ad essere forte per forza.
Cazzo, pure Superman perderebbe le forze se gli cadesse un pezzo di kryptonite sul piede e piangerbbe pure lui.
Ecco, io a Superman, non gli direi di essere forte.
L’abbraccerei.

MaritoSingle e la Metafisica.

MaritoSingle ultimamente legge.
Cioè legge.
Non sta leggendo un romanzo ma sta leggendo sulla METAFISICA.
Cioè la Metafisica.
Non solo legge sulla Metafisica ma la mette pure in pratica.

Ore 8:30
Siamo in auto, imbottigliati nel traffico.
“Amore, vedo bene? Siamo senza banzina?”.
“Sì, bionda”.
“Cioè, rischiamo di rimenere nel traffico senza una goccia di benzina?”.
“No, bionda. Non accadrà. Stamattina mettiamo in pratica il Principio del Mentalismo: pensieri positivi- effetti positivi. Noi non resteremo senza benzina, arriveremo al distributore e faremo rifornimento”.

Ma perché deve fare pratica in situazioni così estreme e quando ci sono io?!

Il Paradiso può aspettare.

Stamattina siamo arrivati a scuola tardi. Succede quando MaritoSingle scambia il bagno di casa per una SPA mentre noi tre siamo nell’altro bagno, tutti insieme e tu devi docciarti con un figlio che ti ispeziona manco fosse un medico e l’altra figlia ti pone domande su come si sia creato l’universo. Alle sette di mattina.
Dalle sette di mattina alle sette e quaranta, MaritoSingle entra in doccia, passando dal getto a cascata al getto idromassaggiante, rigorosamente al buio perchè altrimenti che senso avrebbero le luci emozionali, cantando a squarciagola e fischiettando.
Tu, nel frattempo, ti sei lavata, truccata e vestita con abiti che se ti va bene hai stirato al momento.
I bambini sono pronti per andare a scuola, giubbotti addosso e zaini sulle spalle ma Egli non è pronto e vai a sincerarti che non sia scivolato nella doccia o sia stato risucchiato dallo sciacquone e lo ritrovi ignudo che si sta massaggiando le mascelle con la crema after shave e ti trattieni perché quelle mascelle gliele prenderesti a schiaffi.
Perché la tua sveglia suona alle sei e ed hai sì e no sei ore di sonno, ma vuoi andare in Paradiso a tutti i costi e ti trascini in cucina a preparare il suo pancake light, gli prepari il caffè e lo svegli dolcemente con la stessa fatica con cui Ursula de “La Sirenetta” modifica il tono della sua voce quando cerca di essere gentile con Ariel ma la stritolerebbe tra i suoi tentacoli.
Poco dopo stai correndo per le scale mentre pronunci a denti stretti tutte le parolacce che hai imparato in dialetto siciliano, tutto questo per arrivare tardi a scuola, trascinarti dietro tua figlia con una mano mentre con l’ altra le porti lo zaino che pesa più di lei e mentre Egli resta seduto in macchina e ti guarda ridendo mentre ritorni, sudata e affannata e tu non gli rispondi con una parolaccia ma il tuo dito medio non vuole andare in Paradiso e parla al posto tuo.
Un attimo dopo un bip patentato ti passa accanto con la sua auto di bip a tutta velocità e ti fa la seconda doccia della giornata, shampoo compreso e se ne va senza nemmeno chiederti scusa e quel bip di MaritoSingle ride, ride con le lacrime agli occhi.
Ho cambiato idea: non ci voglio andare più in Paradiso.