Felice anniversario a noi.

4 agosto.

2006 – le dita delle nostre mani che provano ad intrecciarsi, timidamente ma perfettamente. Il primo bacio.

2009 – il giorno del nostro si davanti a Dio, il primo mattoncino della nostra pazza famiglia.

Dodici anni che stiamo insieme, nove anni di matrimonio. Stessa data, per te soprattutto che con le date da ricordare hai una pessima memoria e che il giorno del nostro primo anniversario, con mia grandissima sorpresa, mi hai regalato una rosa dicendomi: “Una rosa per ogni anno che staremo insieme” ma poi ho capito che intendevi “una sola rosa, questa” per tutti gli anni che saremmo stati insieme… Mi chiamavi “stella”, un complimento bellissimo per me, ma serviva più a te perché non ricordavi il mio nome…

Buon anniversario a noi, anche se mi giri intorno da mezz’ora e col cavolo te lo sei ricordato!

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La storia dei due lupi.

« Una sera un anziano capo Cherokee raccontò al nipote la battaglia che avviene dentro di noi. Gli disse “Figlio mio la battaglia è fra due lupi che vivono dentro di noi. Uno è infelicità, paura, preoccupazione, gelosia, dispiacere, autocommiserazione, rancore, senso di inferiorità. L’altro è felicità, amore, speranza, serenità, gentilezza, generosità, verità, compassione” … il piccolo ci pensò su un minuto poi chiese: “Quale lupo vince?” L’anziano Cherokee rispose semplicemente: “Quello a cui darai da mangiare”. »

(Parabola indiana)

Immagina, puoi.

Ho sposato un uomo che è la sintesi perfetta del motto “Immagina, puoi”. Sará che ci lavora anche con questo. Con quest’uomo ho messo al mondo due pargoli: è bastato immaginarlo, ovvio. La primogenita ha una fervida immaginazione, ovviamente, per cui, mentre se ne stava a pancia sotto sul pavimento fresco s’è immaginata una torta al cacao, nostalgia canaglia dell’appena trascorso inverno. E siccome “Immagina, puoi”, il passo successivo è stato immediato.

Ora, immaginate una cucina appena pulita e luccicante – olio di gomito, qua si usano solo detersivi biologici – con dentro due pazze esaltate, con 32 anni di differenza, che si sbellicano dal ridere mentre la cucina di cui sopra diventa a pois perché per ridere, le due sceme, hanno invertito l’ordine degli ingredienti e, pam!, il disastro.

Ora, immaginate, madre e figlia, a pois, che se la ridono mentre si leccano il fondo della ciotola e la figlia c’ha tutti i denti sporchi di cioccolata e la madre pure, ma non lo sa e sorride all’uomo che ha sposato appena tornato a casa dal lavoro.

Immaginate, potete.

Bentornato papà.

MaritoSingle è stato fuori per lavoro tutta la giornata. I nani hanno riposato per buona parte del pomeriggio, poi, al risveglio, mentre fuori pioveva, sono stati sopraffatti dal desiderio di creare qualcosa con carta, forbici e acquerelli.

GiòGiò ha realizzato dei coloratissimi quadri che ha messo ad asciugare appesi allo stendino.

Ciala ha realizzato una maschera da indossare quando MaritoSingle tornerà finalmente a casa.

“Appena torno a casa vi prendo a morsi, tutti e tre!”.

Temo che avrà poco da mordere.

Lui non lo sa.

Drin drin.

“Che, per caso, hai preso le mie chiavi di casa, oltre alle tue?”.

“No, bionda. Sono nello svuotatasche. Me ne sono accertato prima di andare via”.

“Non è che ti puoi accertare meglio controllando nelle tue tasche?”:

“È impossibile perché prima di andare via… ehm, sono nelle mie tasche. Non so proprio come ci siano finite”.

Il tempo.

“Mamma, adesso stiamo il tempo insieme”.

È la frase che mi dice sempre Giovanni mentre mi abbraccia, quando torno dal lavoro.

Dice “il tempo”: non lo quantifica. Potrebbe dirmi “stiamo tutto il tempo insieme”. Mi insegna, invece, che non è importante quanto tempo stiamo insieme, cosa facciamo in quel tempo o dove andiamo. Stiamo insieme in quel tempo, completamente assorti in quel momento.

Ed è la cosa più gratificante del mondo.

Small – XL

Prima di incontrare MaritoSingle, il mio era un mondo misura small. Tutto era cucito perfettamente sui miei 160 centimetri: il mio letto, il mio armadio, la mia auto. Pure il fidanzato.

Da quando ho conosciuto chi sapete voi, ho iniziato a guardare il mondo col capo rivolto verso l’alto. Anche semplicemente per parlare con lui: nessuno conosce le sue narici come me. Nessuna.

Ho iniziato a guidare le sue auto, alte e sportive e chi se ne frega se, ogni volta, per scendere, devo fare bungee jumping. Dormo in un letto fatto su misura per lui: non ci dormo, ci sguazzo. Abbiamo un armadio over size equamente diviso a metà: in una metà c’è il suo guardaroba, nell’altra metà c’è il mio, una parte di quello di Ciala ed una parte di quello di GiòGiò. Chi se ne frega se per stirare una sua camicia impiego lo stesso tempo necessario per stirare un lenzuolo.

Anche i nostri figli sono oversize: s’era capito che avrebbero ereditato l’altezza paterna quando, ancora nel pancione, i loro piedini mi finivano quasi dietro la schiena, all’altezza dei reni.

La nostra nuova casa è stata progettata sulle misure di una famiglia di Watussi. Appena ci siamo trasferiti qua, MaritoSingle si è mosso a compassione e mi ha regalato uno sgabello Ikea. L’ha fatto dopo avermi vista sulle punte che manco Carla Fracci, solo per richiudere la dispensa. Sulle punte ci devo stare in doccia, se voglio un massaggio a getto d’acqua che a MaritoSingle arriva all’altezza dell’addome, a me dritto dritto nella faccia. Ho imparato a dire le parolacce quando appende il suo accappatoio sulla parte più alta dello scaldasalviette e mi devo allenare col salto in alto se voglio metterci il mio. Ho rinunciato a mettere il mio pigiama spaparanzato sul termosifone caldo della camera da letto, quello più grande di tutti, perché il suo lo occupa per intero.

Pratico pattinaggio artistico, alternandolo con l’hockey sul ghiaccio ogni giorno solo per lavare il pavimento perché lui, e sottolineo lui, voleva vivere in una casa su misura per lui.

Poi quello sportivo è lui.

È ingombrante pure quando firma! Tutte le volte che dobbiamo firmare un documento insieme sullo stesso rigo, finisce che devo far rientrare le mie 18 lettere in uno spazio minuscolo perché lui deve fare lo stiloso anche quando firma.

Però c’è che, da quando ho conosciuto chi sapere voi e la sera sono stanca morta, posso sprofondare in un paio di spalle XL che mi avvolgono come una conchiglia.

E c’è che, da quando ho conosciuto MaritoSingle, io ho imparato a guardare il mondo col capo rivolto in su.