Persona.

GiòGiò: “Ehi persona! Persona, vuoi giocare con me a fare i perimenti?”.

“Dici a me?”.

GiòGiò: “Sì, persona! Dai, gioca con me!”.

“D’accordo! Io comunque mi chiamo Alessandra, piacere!”.

GiòGiò: “No, mamma. Non devi dire che ti chiami AlessRAndra. Tu sei una persona!”.

Persona: l’individuo umano in quanto oggetto di considerazione o di determinazione nell’ambito delle funzioni e dei rapporti della vita sociale.

È bellissimo essere la sua persona. È gratificante essere “oggetto della sua considerazione”.

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Il peso della cul-tura.

Voi non potete capire la soddisfazione che si prova quando tua figlia ti corre incontro per condividere la gioia di un successo scolastico e, contemporaneamente, l’altro tuo figlio canta a squarciagola:

“Pepiton pepiton,

Pepiton le scurreggion,

Non sono stato io

È stato il culo mio!”.

Devo ringraziare MaritoSingle per la cura con cui sceglie canzoni di un certo peso cul-turale in casa nostra.

Domani piazzo GiòGiò sotto la finestra del suo ufficio e schiaccio play.

A.A.A. Cercasi opinione

Sentite questa.

Tempo fa una mia carissima amica mi raccontò di una sua esperienza piuttosto dolorosa che stava vivendo. Io e alcune mamme che avevamo avuto la fortuna di conoscerla qualche anno prima, decidemmo di fare qualcosa di concreto per lei: firmare una petizione. Non è di questa petizione che voglio parlarvi e nemmeno di questa mia cara amica. C’è un’episodio che avvenne in occasione di questa petizione che non sono mai più riuscita a dimenticare. Una mamma, che non conosceva la mia amica, spinta forse dall’esempio di altre mamme che firmavano con cognizione di causa, si offrì di apporre la sua firma. Poco dopo si avvicinò una mamma che pur conoscendo la mia amica decise di non firmare perché voleva prima cercare di capire qualcosa in più sulla vicenda. Rispettai moltissimo la sua scelta. Fate attenzione ora alla mamma che aveva firmato sull’onda della solidarietà delle altre mamme: avendo assistito alla scena della donna che aveva preferito non firmare, mi contattò pochi minuti dopo perché aveva cambiato idea. Mi spiego che si era pentita di aver apposto la sua firma perché temeva che si risalisse al suo cognome e che la cosa le avrebbe creato problemi nella vita in generale. Cancellai la sua firma impiegando forse lo stesso tempo che impiegò lei a cambiare idea.

Qualche tempo dopo si presentò un’altra occasione in cui ci veniva richiesto un atto di solidarietà per aiutare due bambini in difficoltà. Rispondemmo quasi in massa noi mamme ‘che i bambini sono tutti uguali. Tranne una, al cui figlio venne una febbre violenta quanto improvvisa. “Quando ti vuoi togliere da una situazione incresciosa fai come me: inventati la scusa che tuo figlio ha la febbre”, mi disse solo una settimana prima, quando le confidai che non me la sentivo di lasciare i bambini la sera per andare ad una festa.

Quello che voglio dire è che l’opinione altrui va sempre rispettata, che sia condivisibile o meno. Sempre che qualcuno abbia il coraggio di avere una propria opinione.

Volete sapere com’è andata a finire? Alla festa ci sono andata, madre degenere che non sono altro.

Felice primo anniversario amico blog.

È passato un anno da quando ho aperto questo blog, questa finestra sul mio piccolo, solitario pianeta. Avevo debuttato con questa citazione di Victor Hugo da cui mi sentivo perfettamente rappresentata. Gli anni da queste parti sembrano essere più lunghi ed intensi ed anche se ho un solo un anno in più, mi sembra di aver avuto più tempo a disposizione, un’opportunità per guardare la mia vita attraverso uno zoom. Attraverso questo blog ho avuto il coraggio di guardami dentro, di scendere giù in profondità e tirare fuori quella domanda che da tempo non mi facevo: “Cosa ti rende felice ? Felice davvero?”.

Mi rende felice la mia famiglia, il mio scapestrato MaritoSingle ed i miei nanetti curiosi e saltellanti; mi rende felice sapere di avere una famiglia di origine unita e sempre presente che mi ha permesso di potermi concedere il lusso di essere una mamma che lavora; mi rende felice essere amica ed avere amici. La vita che faccio mi rende felice: è una vita semplice ma è esattamente la vita che ho sempre desiderato, magari con qualche rata di finanziamento e mutuo in meno e qualche centimetro in più sotto le caviglie.

E grazie a questo mio piccolo pianeta, che ha da poco compiuto un anno, ho scoperto che scrivere mi rende felice. E libera. E c’è un’altra cosa che mi renderebbe felice, felice davvero ed è una di quelle cose che si avverano se ci credi. Se ci credi davvero.

Continuerò ad azzardare, a cambiare, ad aprire la mente e gli occhi, rifiutando di lasciarmi incasellare e stereotipare. Ciò che conta è liberare il proprio io: lasciare che trovi le sue dimensioni, che non abbia vincoli.

Virginia Woolf

Felice anniversario amico blog, felice davvero.

Il primo bacio (e ultimo, si spera).

Ieri.

All’uscita dell’asilo.

GiòGiò: “Mamma, vedi: è lei la bambina che mi vuole baciare” e lo dice con aria contrariata e indicando una bellissima bambina con gli occhi color del cielo.

Io: “Ma che bella questa tua nuova amichetta! Come si chiama?”.

GiòGiò: “Si chiama Ginevra ma io non mi voglio far baciare”.

Io: “È un vero peccato, sai. Ginevra è davvero molto bella”.

GiòGiò: “Sì, ma io non mi voglio far baciare! Oh!” e mi tira per il braccio imboccando l’uscita.

Oggi.

All’uscita dell’asilo.

GiòGiò: “Mammaaaaaa! Lo sai che mi sono fatto baciare da Ginevra?” urla entusiasta correndomi incontro.

Io: “Ma che bello!” fingo. “E racconta… come è stato?”.

Ci pensa un attimo: “È stato… bene. Domani mi faccio baciare di nuovo”.

Devo assolutamente chiederne conto a MaritoSingle: qui c’è puzza di discorso tra uomini.

Il condizionale ti salva la vita.

Oggi sarà un’altra giornata intensa: millemila cosa da fare, impegni da incastrare. Stiamo accompagnando i nani a scuola. Ciala guarda fuori dal finestrino ed esprime un desiderio ad alta voce:

Ciala: “Mamma, per il tuo compleanno voglio…”.

Io: “Amore, meglio usare il condizionale: trasforma “voglio” in “vorrei””.

Ciala: “Ok, mamma! Per il tuo compleanno vorrei fare un viaggio con l’aereo, e voglio, ehm… vorrei, sedermi vicino al finestrino. Giò, a te cosa piacerebbe fare per il compleanno della mamma?”.

GiòGiò: “A me mi piace…”.

Ciala: “Giò, non si dice “a me mi piace”. Si dice “a me piace” e poi devi fare come ho fatto io: io non dico “voglio”, dico “vorrei”. Devi fare anche tu così”.

GiòGiò: “Ah! Ho capito: a me mi piacerei…”.

Ecco, appunto.

Siate il meglio di qualunque cosa siate.

Il mio posto di lavoro è in bilico. Sono l’unica sopravvissuta di questo ufficio e forse fino a dicembre nemmeno quello. Il capo me lo ha appena comunicato. Ora sono priva di emozioni, non riesco a pensare.

Ieri sera, dopo aver preso le bimbe dalla lezione di Hip Hop, quando non sapevo ancora che forse a dicembre sarò una mamma disoccupata che ha lavorato per diciotto anni di fila nello stesso studio commerciale, Poppy mi ha fatto leggere questa poesia che oggi mi sta avvolgendo come due cuffie morbide sulle orecchie e non sentire il rumore dei miei pensieri.

Se non potete essere un pino sulla vetta del monte,

siate un cespuglio nella valle, ma siate

il miglior piccolo cespuglio sulla sponda del ruscello.

Siate un cespuglio se non potete essere un albero.

Se non potete essere una via maestra, siate un sentiero.

Se non potete essere il sole, siate una stella,

non con la mole vincete o fallite.

Siate il meglio di qualunque cosa siate.

Cercate ardentemente di scoprire

a cosa siete chiamati,

e poi mettetevi a farlo appassionatamente.

M,L, King, La forza di amare, SEI