Il coccolatorio.

Ieri c’è stato il primo incontro con l’insegnante di Ciala da quando la scuola é cominciata. In realtà avrei dovuto essere presente contemporaneamente anche a quello con l’insegnante di GioGiò: Ciala é in prima elementare, GioGió al suo primo anno di scuola dell’infanzia (non chiamatela asilo: tle, dico tle punti in meno sulla patente!). Non avendo ancora ricevuto dagli dei dell’Olimpo il dono dell’ubiquitá, ho dovuto fare una scelta sulla scia di questo ragionamento: con l’insegnante di GioGiò ho un rapporto più confidenziale, essendo la stessa che ha avuto Ciala per i tre anni della scuola dell’infanzia, per cui ci siamo già scambiate impressioni e suggerimenti, seppur fugaci, sull’uscio dell’aula quando vado ad accompagnare o a riprendere GioGiò. Del resto su GioGiò c’è poco da dire, stando a quello che vede la sua insegnante: viso d’angelo incorniciato in una matassa ingestibile boccoluta e bionda, nel corpo di un bambino che non ha ancora compiuto  tre anni ma che ne dimostra cinque, dal temperamento pacato e dolce. L’esuberanza, dote ereditata dalla genetica paterna, la tira fuori solo in contesti a lui familiari e a quel punto avviene la trasformazione: l’angelo diventa animatore/cantante/ballerino (altra dote ereditata da MaritoSingle, di cui parlerò in seguito). Questo, naturalmente, la sua insegnante ancora non lo sa, per cui mi viene da sorridere quando mi dice “Questo bambino é un angelo”. Se le premesse sono queste, al momento la mia preoccupazione é la recita di Natale: dovessero assegnargli la parte  di Gesù bambino, a trasformazione avvenuta, assisteremmo al musical “Jesus Christ Superstar”.

Se c’è invece un mondo in continua evoluzione e del quale non ho mai alcuna certezza, questo è il mondo di Ciala. Quello di ieri é stato un incontro collettivo con i genitori per poter parlare degli obiettivi che l’insegnante vorrebbe raggiungere durante l’anno scolastico e per eleggere un rappresentante dei genitori. Quando sono arrivata a incontro giá avviato, mi sono scusata per il ritardo e ho preso posto tra i pochi banchi rimasti vuoti. “Guarda che coincidenza! La signora si é seduta proprio al banco dove si siede la figlia!”. Passato il momento di imbarazzo per gli occhi puntati addosso,  (sono certa che avranno notato la vasta gamma di colori che avrà assunto il mio viso) ho potuto rendemi conto dell’opportunità chemi si stava offrendo in quel momento: guardare le cose dalla stessa prospettiva di Ciala. Mi sono guardata intorno lentamente ed ho osservato l’ambiente colorato e gioioso in cui mia figlia trascorre ogni giorno cinque ore della sua giornata. L’aula é piccola ma accogliente ed i banchi sono suddivisi a due alla volta, in tre file.  I posti assegnati sono provvisori e di tanto in tanto la maestra li fa spostare. Lo scopo é quello di permettere ai bambini di conoscersi tutti un po’ meglio. Questa iniziativa mi piace.  La maestra di Ciala é sulla sessantina, di statura minuta, capelli a caschetto e dai lineamenti aggraziati. Ha delle mani dsvvero piccole e il tono della voce é molto dolce, direi quasi piacevole da ascoltare.  Mentre espone con chiarezza quello che hanno fatto fin’ora, si lascia andare a qualche battuta che riguarda i nostri figli suscitando ilarità. Ha dei modi gentili e mi piace la sua capacità di sdrammatizzare certe situazioni e di incoraggiarne altre. Sorride spesso. Ci confida di essere caratterialmente molto affettuosa e che per sua grande fortuna lo sono anche i bambini, soprattutto le femminucce. Racconta che ogni occasione é buona per scambiarsi baci e abbracci: “Per esempio, a Ciala é caduto il temperino? Quale occasione migliore per alzarsi ed andare ad abbracciare l’amica seduta all’ultima fila! E così di seguito Dafne, Marina, Lucia… Oppure, passo tra i banchi a correggere i compiti? Maestra ti voglio abbracciare! Maestra pure io! Capite bene che a questo punto ho dovuto prendere dei provvedimenti”. Si fa improvvisamente seria e ho la sensazione che ci stia scrutando uno ad uno per cogliere le nostre espressioni. Riprende il discorso dopo un attimo di silenzio generale: “Ebbene si! Ho dovuto istituire il “Coccolatorio”: ad un certo punto della mattinata, che sia all’inizio o durante le lezioni, interrompiamo ogni attività e ci riuniamo tutti in cerchio a scambiarci le coccole. Ce le facciamo tutte tutte in quel momento cosi poi possiamo lavorare senza questo genere di distrazioni!”.

Ora capisco l’entusiasmo con cui Ciala va ogni giorno a scuola. L’ambiente é sereno e gioioso e la maestra le piace. Piace anche a me. Il coccolatorio… sorrido ancora.

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4 pensieri su “Il coccolatorio.”

  1. GioGio jc supersatr mi fa impazzire… me lo immagino, come in quei balli dove si passa dal classico al rock con cambio di abito ahahahah…. ok non vedro´mai piu´una recita scolastica natalizia senza immaginare questa scena ahahahaha
    Mi sono venute le lacrime quando ti sei seduta al posto di Ciala e hai immaginato la sua visione del mondo scolastico, cogli sempre la parte piu´delicata e dolce, in qualsiasi contesto. Il coccolatorio??? Mi piace tantissimo, mi piace tantissimo questa maestra

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