L’emozione non ha voce.

Fino alla scorsa settimana, quando accompagnavamo Ciala a scuola, il copione era lo stesso: già dal calar della sera si faceva malinconica, silenziosa, lei che é la gioia in persona ed una gran chiacchierona. Parlava poco ma chiedeva di essere abbracciata, soprattutto da me.

“Mamma, mi tranquillizzi?” é la domanda che mi pone, fiduciosa che dopo averne parlato con me si sentirà più serena. Quando fa così spero sempre di esserne all’altezza, di ripagare la fiducia che pone in me. La prendo in braccio (ha solo sei anni e mezzo ma ne dimostra almeno dieci) e me la metto seduta sulle gambe. Mi infila le braccia sotto alle mie e le porta dietro alla mia schiena, unendo le manine e si sistema bene fino a quando il suo orecchio non é perfettamente attaccato al mio petto. A quel punto vuota il sacco. Mentre lo fa cerca a fatica di trattenere le lacrime, si sforza tantissimo ma il più delle volte non ce la fa ed é a quel punto che parla come un fiume in piena, buttando fuori ciò che fino all’attimo prima la turbava.

“Mamma a scuola mi manchi troppo! Lo so che sono grande ma alcune volte mi sento da sola e poi ti penso e quando ti penso e non ti posso abbracciare mi scendono le lacrime. Allora piango e la maestra mi viene ad abbracciare e mi chiede cosa é successo ed io le dico che mi manchi tu… ieri mi ha detto “Principessina mia non piangere, non sei sola. Qua ci sono io che mi prendo cura di voi quando non ci sono le mamme e tutti i tuoi compagni. É come una famiglia”.

Singhiozzava e raccontava.

“Quando mi ha detto così mi sono tranquillizzata un pochino perché é come quando io ti dico le mie paure e tu mi aiuti a trovare le forze oppure é come quando tu mi aiuti a prendere le idee dalla testa e ad imparare a dire quello che penso. Alcune volte é troppo difficile dire con le parole quello che penso perché poi mi scendono le lacrime, prima due ma poi diventano tante…”.

La stringo forte a me, il mio mento sulla sua testa ancora attaccata al mio petto, gliela prendo tra le mani e le asciugo le lacrime. Ci guardiamo e lei scopre in quel momento che ho gli occhi lucidi. Le sorrido serenamente.

“Mamma… succede anche a te?”.

“Certo, amore. Succede anche a me. Ma questo non vuol dire essere tristi. Alcune volte quello che proviamo nel cuore o le idee che abbiamo nella testa vengono fuori senza la parole, attraverso le lacrime”.

“Allora anche tu quando sei al lavoro ed ascolti le canzoni del Natale ti viene da piangere?”.

Ecco svelato l’arcano. Stanno provando i canti di Natale. Si sará emozionata. La mia bambina sensibile…

“Dimmi un po’. State provando i canti di Natale a scuola?”.

Tira su col naso: “Si, mamma…”.

“E mentre li ascoltavi ti é venuto da piangere?”.

Esplode: “Siii mammaaa! E se piango poi Luca mi dice che sono una piagnucolona!”.

“Amore mio, non sei affatto una piagnucolona perché allora lo sarei pure io che sono grande. Ti racconto una cosa: ti ricordi quando l’altra sera abbiamo visto “Il viaggio di Arlo” e lui ha disegnato con la sua testa un cerchio attorno a quei bastoncini di legno per indicare la sua famiglia?”.

“Si, col collo lunghissimo perché lui é un dinosauro che mangia le foglie e per questo ha il collo lungo. Per arrivare agli alberi…”.

“Esatto. Ecco, quando ha disegnato quel cerchio attorno alla sua famiglia, io mi sono emozionata ed ho pianto”.

Mi guarda sorpresa. “Mamma, anche a me veniva da piangere perché ho pensato a te, a me, a papà e a GiòGiò ed ho sentito la gioia nel cuore! Mamma…”.

Sorride.

“Eh”.

“Ti devo dire un segreto” ed abbassa il tono di voce. “Anche papà ha pianto, mentre guardava Arlo. L’ho visto io. Ma non era di dolore o di tristezza. Avrà sentito la gioia nel cuore anche lui”.

Annuisco.

“Mamma, se domani mi viene da piangere e mi scendono le lacrime e Luca mi dice che sono una piagnucolona, gli dico che anche papà piangeva a vedere il viaggio di Arlo e allora lui dice piagnucolone anche a papà… e poi papà gli dice di smetterla!”.

“Ti svelo un segreto anche io. Anche Luca piange. Forse però qualcuno gli ha detto piagnucolone quando lo ha fatto e…”.

“Per questo allora lui lo dice a me!”. Spalanca gli occhi come avesse trovato la risposta esatta ad una domanda troppo difficile per lei.

“Mamma, io a Luca non gli dirò mai piagnucolone quando piange a scuola. L’abbraccio solo “.

Anche questa volta non é stato necessario che fossi io a tranquillizzarla. Ha trovato da sola la risposta che cercava. Questo voglio essere per lei: un mezzo attraverso il quale possa guardarsi dentro e comprendere che non c’é nulla di sbagliato in lei, che la sua sensibilità é un dono grande che imparerà ad apprezzare col tempo. Questo voglio fare con i miei figli: aiutarli a venire fuori dal loro bozzolo senza fare altro, portare alla luce il capolavoro che sono.

Semplicemente partorirli. Come ho fatto sei e tre anni.

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14 pensieri su “L’emozione non ha voce.”

  1. Io guardo il mio pulcino e mi si riempie il ❤ di gioia ogni volta. E’così piccolo… e sapere che lui solo con il mio profumo si tranquillizza, ecco l’emozione non ha voce. Hai ragione.
    Cara Sara… sei dolcissima e la tua mamma è proprio brava a far uscire le idee dalla testa. A loro da voce, eccome!!

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  2. E’ che hai già fatto dei capolavori scolpiti con la tua sensibilità e la tua dolcezza infinita….
    Che belli che siete tutti voi…
    Mi avete riscaldato il cuore.
    Vi abbraccio forte, forte. forte. …
    A.

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    1. Desidero fare il meno possibile per loro e il massimo allo stesso tempo: il meno affinché restino il più possibile vicini alla loro originalità, il massimo affinché possano prendere tutto ciò di cui hanno bisogno per crescere sereni.
      Un abbraccio a te, caro A.

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