Risvegli e rituali.

Sveglia ore 6:30.

La fortuna di avere il bagno in camera da letto é che ti puoi trascinare a fare ciò che ti compete senza un’eccessiva escursione termica. Elastico nei capelli e la mia giornata può iniziare – non é che può, deve – fosse per me…

C’è una magia che mi riesce 360 giorni su 365, ogni mattina: trasformare quella ragazza – giovane donna, gne gne- che vedo nello specchio in una mamma/lavoratrice presentabile. Sarà che mi riesce sempre perché non mi pongo obiettivi troppo ambiziosi: presentabile é già un bel risultato, stando a quello che vedo nello specchio. Fino a prima di sposarmi, guai a rivolgermi parola appena sveglia. Chiedete a mia madre. Non potete capire la fatica che ho fatto da quando mi sono sposata, la faticaccia che faccio a “comunicare” a prima mattina da quando sono arrivati i nanetti.

Ore 7:15

Tiriamo fuori dal letargo Ciala, operazione che richiede tutta la dolcezza di cui si dispone e una voce appena sussurata, del tipo “Amore, é ora di alzarsi”. Tempo due secondi e ti si gira dall’altro lato.

“Amore… “.

“Ok mamma…”, sorride, allunga le braccia e quello é il segnale che posso prenderla in braccio, che sarebbe una scena tenerissima da vedere, se la pargoletta da sollevare – che ha sei anni e mezzo ma ne dimostra dieci – pesasse meno di trenta chili. Allora io, che non ammetterei mai di non farcela più a prenderla in braccio, me la carico sulle spalle ed arranco fino al bagno. Ciala, allungando il braccio, apre la porta ed io, curva come la befana, spingo col piede. MaritoSingle, che é già tutto bello-pulito-profumato-impeccabile (a lui “presentabile” non basta. L’ambizioso di casa è lui) ha già acceso il termoconvettore a palla e l’ambiente che troviamo é caldo ed ovattato. Gli passo Ciala, che nel frattempo si prepara da sola e andiamo a svegliare GiòGiò, il vero boss di casa. Se c’è una cosa più incerta delle nostre giornate é il suo risveglio. Non sappiamo mai chi si sveglierà, se il cucciolo di koala che ti si avvinghia alle spalle o il leone incazzato e capriccioso. Da questo dipende anche la scelta del genitore che lo deve svegliare. Il primo a provarci é MaritoSingle: se a svegliarsi é il koala, se lo prende in braccio e lo porta in bagno (ormai dalle temperature tropicali), se invece é il leone incazzato che gli urla : “Voglio mammaaaaaa!!”, abbandona il campo sedustante e a quel punto devo intervenire io e devo farlo nel modo giusto. Siccome con lui, al risveglio, io non lo so mai quale sia il modo giusto, gioco d’astuzia: attacco con una delle sue canzoncine preferite e, danzando, lo porto in bagno. Sembrerebbe tutto abbastanza semplice, se non fosse che anche la canzoncina da interpretare non subisse variazioni in base al suo umore mattutino. In questo clima prenatalizio gli garba “si accendono e si spengono le luci di Natale…”. Due giorni fa mi ha perforato un timpano urlando “Nooo! No mi pace queccia cancione!”. Stamattina ha spento ogni mio tentativo pacifistico con un serissimo “Mamma, no cantare!”.

Mentre Ciala é già pronta, il più delle volte io e MaritoSingle litighiamo con GiòGiò per la scelta:

– delle mutandine: “Ma non mi pacciono quecce! Vojo quelle delle tattalughe ninja!”;

– della maglia- “Ma io volevo quella con i ciupeeeroi!”;

– delle scarpe “no, quette bianche no! Vojo quelle di gattoboy!!”.

Intanto Ciala si é infilata le scarpe e possiamo pensare a come acconciare i capelli. Lei adora le codine e le trecce ma se le lagne del boss sono state troppe, infiliamo velocemente un cerchietto.

Capitolo “I capelli del boss”. GiòGiò ha una bellissima quanto buffissima chioma riccioluta bionda che cerco in qualche modo di gestire, con scarsi risultati e quando ci riesco, per protesta, si infila una mano nei capelli e se li scompiglia completamente, ragion per cui ci limitiamo a infilargli il beretto di lana e via.

Ore 7:50

Tutti fuori di casa, di corsa. Io e Ciala prendiamo l’ascensore, GiòGiò e MaritoSingle scendono le scale, non prima di aver dato il via alla gara a chi arriva prima, e il via lo do io appena si chiudono le porte dell’ascensore e non prima di aver intimato MaritoSingle a non correre perché potrebbe essere pericoloso. Arrivati giù, o sono arrivati prima di noi oppure no, il boss urla ” Aiamo vinto noi!! Mamma, ma papà sempre corre!”.

La scuola é a cinque minuti di auto da casa nostra, per cui Ciala ottimizza il tempo chiedendo carezze e coccole. GiòGiò, che mi sta addosso, beve la tetta. Arrivati a scuola, parcheggiamo e scendiamo tutti e quattro, che ci sia pioggia o sole perché c’è una cosa alla quale GiòGiò non vuole mai rinunciare: il rituale saluto con la sorella. Suonata la campanella, la maestra Donata scende le scale dell’atrio della scuola e prende i suoi alunni. A quel punto parte il rituale: bacio a mamma, bacio a papà, bacio a GiòGiò. Ciala sale le scale, mano nella mano con la sua compagnetta, Serena. Arrivata a metà, si ferma e si volta sorridendo: a quel punto parte l’urlo di GiòGiò che ha intenerito in molti i primi giorni e che adesso tutti si aspettano:

“Cialaaaa! Io ti vojo beneeeee!”.

“Anch’io Giò!”.

“Occheiiiii!”.

E ce ne andiamo.

Ore 8:15

Accompagno MaritoSingle in stazione. Dal finestrino parte il rituale di saluto tra i maschi di casa:

“Ciao piscialetto!”.

“Ciao papà pucciolenteee!”.

“Ciao campione!”.

“Ciao papà mattacchionee! Ti vojo beneee!”.

“Anch’io Giò!”.

“Occheiii!”.

Infine, restiamo in auto io e Giò e allora parte il nostro rituale che si concluderà dietro la porta di ingresso della sua aula della “scuola dell’infanSia”.

“Mamma…”.

“Eh”.

“Tu sei la mia amore, la mia principessa e io ciono il figlio della principessa ma io devo andare alla scuola dell’infansia pecchè i miei amici vojono di me e la maestra vuole di me”.

Sembra quasi dispiaciuto di non poter restare con me, come se volesse giustificarsi della nostra separazione.

“Certo Giò, capisco. Ti accompagno a scuola”.

8:30

Parcheggio davanti a scuola, prendo il leone incazzato che era stamattina che si é trasformato in un tenerissimo koala ed entriamo a scuola, conto fino a tre e…

“Mamma! Mi cappa la pipì! Mi cappa da morire!”.

Andiamo a fare pipì e lo vedo lo sforzo che fa per tirare fuori quelle due goccine, lo so che é solo una scusa per rubare altri cinque minuti per stare insieme.

“Bene, ora sei a posto. Andiamo dai tuoi amici”.

Mogio mogio, nel suo inconfondibile stile bradipesco, avanza mano nella mano con me, verso la sua aula. Da solo, sempre molto, molto lentamente si sfila sciarpa e cappello, liberando la folle chioma che, chevelodicoafare, non provo nemmeno a domare.

Bacio e abbraccio stritolatore, batti cinque, pugno e mano che ondeggia con soffio finale sulle dita. Entra.

Si conclude cosi l’ultimo dei nostri rituali e può avere inizio la mia giornata lavorativa.

Ore 9:00.

Sono seduta sulla mia poltrona, in ufficio e ci resterò per tre ore di fila. Che bello andare a lavorare!

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6 pensieri su “Risvegli e rituali.”

  1. Ma….sei proprio sicura che ti sia riuscita bene quella magia di trasformazione da ragazza gne gne a mamma lavoratrice presentabile?
    ….secondo me no!
    Tu fai una magia più grande : far convivere in te la ragazza – giovane donna gne gne e la mamma lavoratrice presentabile…
    …e’ questo il tuo grande fascino….
    Un bacio a tutti voi.
    A.

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    1. Io non lo sepevo che aprire questo blog mi avrebbe fatto bene, cosi bene intendo. Non lo immaginavo e non lo dico per le cose belle che mi hai detto, non solo per quelle perlomeno, ma per le riflessioni che mi fate fare voi che mi lasciate un commento. In questo caso, tu, caro A., mi hai permesso di cogliere la bellezza del tuo “far convivere in te “. Ciò significa che non servono magie per essere qualcuno, é molto più bello lasciar convivere i vari “qualcuno” che siamo.
      Pero, A., fidati: la mia faccia é tutto tranne che affascinante al mattino! 😉

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  2. Capisco e comprendo la tua fatica a parlare appena sveglia, per un paio di anni ero riuscita a metterla via, ma ora sta ripresentandosi prepotentemente, forse perchè la Tata è cresciuta e al mattino, quando la sveglio, non so mai cosa aspettarmi, è ciò mi mette di cattivo umore

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