“Non sei sbagliata”.

Ieri sono capitata qua per caso. Avevo letto il commento di questa blogger su un altro blog e, oltre ad esserne stata colpita per quello che ha scritto, mi ha suscitato la curiosità di andare a dare una sbirciatina al suo blog. Ho letto tutto d’un fiato quello che ha scritto in questo post e sentivo, man mano che andavo avanti, un’empatia ed una tenerezza crescente. Per lei. Per me, per la me che ero da adolescente. Succedono cose strane da queste parti: entri in relazione con altre vite, leggi le parole di una perfetta sconosciuta – l’ho scoperta solo ieri – e in qualche modo ti ritrovi a guardarti dentro, a ripensare al tuo passato.

Se guardo indietro, nel mio passato, la prima cosa che penso é che ho avuto un’infanzia meravigliosa, indimenticabile, serena e si, anche felice. Sono cresciuta in una famiglia semplice, molto unita. Mio padre é piastrellista, mia madre casalinga, per sua scelta. Ho una sorella più grande di me di 14 mesi ed un fratello più piccolo di otto anni. Tre figli, uno completamente diverso dall’altro. Solare e socievole, mia sorella. E poi alta, tanto alta e (dannatamente) bella. Paziente all’ennesima potenza con me, che ero praticamente il suo opposto e che le chiedevo protezione appena fuori le mura domestiche. C’è un episodio che risale ai tempi dell’asilo che ricordo bene io e che ricorda benissimo lei. Eravamo ognuna nella propria aula. Quel giorno c’era la supplente della mia maestra e questa novità mi aveva destabilizzata. Le chiesi timidamente di poter uscire. Una volta fuori dall’aula, percorsi il lungo corridoio che quel giorno mi sembrò interminabile e quasi trattenendo il fiato, giunsi fino all’aula di mia sorella. Bussai, entrai e con un filo di voce chiesi alla maestra: “Può venire mia sorella?”. Distolsi lo sguardo dalla maestra e cercai disperatamente gli occhi di mia sorella che era già balzata in piedi, ma che attendeva che le fosse concesso il permesso. Ottenutolo, chiudemmo la porta alle nostre spalle e lei mi abbracciò. Singhiozzando le dissi: “Non c’è la maestra Anna”.

“Forse ha il raffreddore. Domani torna. Non avere paura “, mi disse lei.

“E mi scappa la pipì. Vieni con me?”. Mi rispose semplicemente di si, mi prese per mano e mi ci accompagnò. Avevamo cinque e sei anni, eppure lei mi sembrava grandissima. Con lei mi sentivo al sicuro.

Non ricordo molto di quel periodo, ero davvero piccola ma ricordo perfettamente il mio migliore amico. Si chiamava Giorgio Saverio ma ho scoperto da grande che uno di questi nomi gli faceva da cognome. Per me era GiorgioSaverio. Era più grande di me, ma tra me e lui ci fu da subito una grandissima intesa. Aveva due grandissimi occhi azzurri ed un sorriso che credo mi abbia conquistato il primo giorno in cui sua madre lo accompagnò in classe, spingendo la carrozzella. Ci scegliemmo senza dirci nulla. GiorgioSaverio non parlava ma io lo capivo perfettamente. Eravamo seduti assieme ed ero l’unica bimba a cui permetteva di spingere la carrozzella. Ricordo le sue coloratissime e grandissime bavette che gli metteva la sua mamma. La nostra amicizia non si limitava alle mura scolastiche. Presto le nostre mamme scoprirono che abitavamo vicinissimo per cui quasi tutti i pomeriggi chiedevo di essere accompagnata da lui. Ai nostri genitori non dispiaceva. Giocavamo a palla nel giardino di casa sua: lui lasciava cadere la palla dal balcone, con la mano che riusciva a muovere, ed io la recuperavo dal giardino, risalivo la scaletta e gliela riconsegnavo. Questa cosa lo faceva ridere un sacco e a me piaceva un sacco sentirlo e vederlo ridere. Diventammo inseparabili. Al punto che la maestra ritenne opportuno parlarne con i miei genitori: “Passano troppo tempo insieme e la bambina relaziona poco con le amichette della sua classe”. Ricordo solo che mia madre mi chiese: “A te piace stare con GiorgioSaverio?”. Continuammo ad essere amici fino a quando abbiamo avuto il tempo per esserlo.

“Datele tempo” é sempre stata la riposta di mia madre alla mia insegnante il primo anno delle elementari che mi trovava “troppo introversa”.

“Datele tempo ” fu la risposta di mia madre ad un professore delle medie che mi “diagnosticò un problema nella socializzazione”. A pensarci ora, mi balza davanti agli occhi la fiducia che mia madre aveva in me, che ha sempre avuto in me. Sapeva che non doveva fare altro che lasciare che fossi me stessa, che trovassi da sola la strada per venire fuori, fuori da me.

Ho terminato le scuole col massimo dei voti (mio padre voleva solo “il massimo dei voti”), coltivando anche negli anni successivi amicizie meravigliose. Ho una scatola grande così in cui conservo preziosissime lettere che sono la testimonianza di un rapporto epistolare che ho continuato ad avere con la mia maestra delle elementari e con quel professore che mi aveva “diagnosticato” un “probelma nella socializzazione”. Alle superiori ho tenuto un discorso in un auditorium davanti a centinaia di studenti per motivare la scelta dei miei studi da perito tecnico commerciale (ragioniera, in termini spicci) che quando gliel’ho detto a mio padre ha dovuto farsi un cicchetto, ma che non sorprese troppo mia madre: lei sapeva che avrei trovaro la strada per venire fuori, fuori da me.

Se avessi qui davanti a me la Ale adolescente che si sentiva meno bella di Tizia e Caia, sorella maggiore compresa, che piaceva ai ragazzini ma che era troppo “impegnativa-sai-che-palle” per cui meglio una più simpatica, che si innamorava sempre di quello sbagliato e poi, bam! la tranvata era dietro l’angolo… insomma, se avessi qui la Ale che si sentiva sbagliata e le dicessi che non troppo più in là avrei avuto un colpo di fulmine per un ragazzo conosciuto ad un corso di informatica, alto due metri e che guardava tutte tranne me, che l’avrei conquistato nonostante il mio scarso metro e sessantacinque e certamente non facendo ricorso alle mie curve ne ad un battito di ciglia, che mi avrebbe chiesto (non proprio) di sposarlo dopo sei mesi che stavamo insieme, e con il quale avrei creato due nanetti meravigliosi, quella Ale lì ci crederebbe?

E spero che tu, cara blogger sconosciuta, mi stia leggendo perché vorrei dirti che non sei sbagliata, anche se tutto sembra dirti di si. Datti tempo. Datti fiducia.

E poi vorrei dirti grazie.

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15 pensieri su ““Non sei sbagliata”.”

    1. Non serve la magia per far nascere amicizie speciali, penso io. Anzi, forse la magia accade se si lascia che i bambini seguano il loro istinto, le loro emozioni. Temo che se un adulto mi avesse detto di avvicinarmi a GiorgioSaverio indicandomelo come un bambino speciale, forse non mi ci sarei avvicinata. In amicizia ci si sceglie. Succederà presto anche alla tua Valentina, lo so ❤

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    1. Questo é il posto giusto per raccontarsi. Ma sai, se proprio vogliamo parlare di fiori – grazie del complimento, e poi io adoro i fiori – se penso a me come ad un fiore, mi viene in mente un fiore selvatico. Credo che la mia fortuna sia stata avere una famiglia che mi ha permesso di essere me stessa. Grazie Meg ❤

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  1. Quando sei spuntata la prima volta in uno dei miei tanti blog…. non so perché ho “sentito” che eri una persona speciale…
    Certo, avevo letto di te dalla nostra Anna Lisa… e questo era una garanzia!
    Ma un giorno sei spuntata all’improvviso nel mio blog…. sai una di quelle cose tipo “un commento e via”.
    E poi, un’altro post, un’altro tuo commento….e poi un’altro post etc etc…
    Fino ad aspettare i tuoi commenti…perché sentivo che erano di una persona speciale…. e quanto, quanto mi hanno aiutato.
    Ed ora, leggendoti, entrando piano piano nel tuo mondo capisco tante cose : la ragazza- giovane donna gne gne, mamma/lavoratrice, Ale adolescente.
    Che bello quest post.
    Non solo c’è tanto di te….ma c’è tanto di quanto di bello ed intimo c’è in te che puoi regalare ad una blogger sconosciuta…ed a tutti.
    A me hai già regalato tanto con i tuoi commenti, tanti anni fa.
    Ciao.
    A

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    1. Non so che dire se non grazie, A. I tuoi blog li ricordo perché mi offrivi sempre spunti di riflessione. Erano un posto in cui mi piaceva andare a prendere un po di materiale su cui pensare. Forse ciò che tu non sai ê quanto tu e i tuoi pensieri abbiano fatto bene a me. Adesso sono io che aspetto i tuoi commenti.
      Grazie, caro A.

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  2. Grazie a te ❤ Grazie per trovare il tempo di leggere i miei post deliranti, di riconoscere un’anima in difficoltà quando ne trovi una, di dire parole di conforto anche se non saresti obbligata a farlo. Anche io ti leggo sempre, e stavo leggendo questo tuo post assolutamente per caso come leggo tutti gli altri; cliccando “QUI”, non avrei mai immaginato di trovare un pezzetto del mio blog; mi hai veramente regalato una grande emozione. Quindi grazie anche per questo. Tralasciando discorsi autoreferenziali, posso dirti che, ovviamente, avendoti scoperta da poco, non ti conosco molto, ne tantomeno conosco l’Alessandra bambina o adolescente. Ma da quello che scrivi, e da come lo scrivi, posso dirti che ciò che mi arriva è una profonda dolcezza, una grande bontà d’animo. Ho proprio la sensazione che tu sia una bravissima mamma, di quelle che parlano con i propri bambini per spiegargli le cose senza imporle, e che non pretende la perfezione da loro, quanto che siano felici, a prescindere da cosa facciano e da quali siano le loro ambizioni e propensioni. Non so perchè ho immaginato questo di te, ma mi fido molto delle mie sensazioni. Sarà perchè io una mamma premurosa non l’ho mai avuta, e mi basta poco per capire dove il buono invece c’è e si sente. Grazie ancora per tutto ❤

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  3. Ecco vedi, cara blogger sconosciuta, tu in poche righe hai detto di me ciò che io non sarei riuscita a dire in un intero post. Mi hai descritta perfettamente come madre, come la madre che sto cercando e che vorrei essere. I tuoi post non sono mai deliranti ma pieni di vita vera che é cio che più mi appassiona. A presto, cara blogger sconosciuta

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  4. Ale….che dire,le tue parole arrivano dritte al cuore,leggo i tuoi post tutti d’un fiato perché mi regalano serenità e spunti di riflessione.
    Io non ho avuto una famiglia felice….forse non so proprio cosa sia una famiglia……ci provo ad essere una buona mamma ed una buona moglie ma non sarò mai brava come te…..tu sei spontanea,serena,felice…..
    Io vado avanti per tentativi cercando di non sbagliare troppo….ed è per questo che spesso non riesco a godermi ciò che di bello la vita mi regala.
    E che dire della tua mamma….meravigliosa…ci credo che sei così splendida anche tu.
    Se le maestre mi dicono qualcosa che non va del mio bambino io vado subito in crisi,come se avessi sbagliato tutto con lui….senza pensare che sono solo momenti di crescita e consapevolezza (ha 3 anni!!!)
    Ho sempre paura di fare danni irrimediabile….mentre vorrei solo renderlo felice e sereno…come i tuoi meravigliosi bimbi…..ma io non sono te….meravigliosa Ale ….sempre nel mio cuore.

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    1. Edna, fermati. Chi ha detto che devi essere come me? Se posso permettermi, questo é l’unico errore che credo tu commetta. Non sai quanto invece siamo simili. Sapessi quante volte anche io temo di sbagliare coi bambini, per esempio oggi che GiòGiò ha pianto quando l’ho lasciato all’asilo. O quando ieri Ciala mi ha chiesto di mettere giù GiòGiò che lei sta poco in braccio a me.
      Noi dobbiamo fare il nostro meglio con quello che c’è, perché ogni situazione é assolutamente soggettiva. Tu sei la mamma giusta per il tuo bimbo, io non lo sarei per il tuo anche se tu pensi sia migliore di te. Non è affatto cosi. Godiamoci la loro crescita, le nostre giornate senza pensare troppo se stiamo

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  5. Se stiamo facendo bene o male. Che errore irrimediabile possiamo commettere educandoli con amore? Temo sarebbe più pericoloso per loro se noi non ci mettessimo costantemente in discussione.
    E poi, tu ti ricordi la reazione che ebbe Ciala quando aveva due mesi e ti vide per la prima volta? I bambini avvertono il buono negli adulti. Claudio e Diego sono in ottime mani.
    Un caro abbraccio, Edna! ❤

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