Il rischio di fidarsi.

Stamattina, dopo aver fatto il mio solito giro per accompagnare Ciala alla scuola elementare, MaritoSingle in stazione e GiòGiò alla scuola “dell’infanSia”, sono arrivata prima del solito in ufficio. Mi sarà avanzato del tempo perché GiòGiò, forse preso dall’intensità del bacio dell’amore che mi ha appiccicato sulla bocca, s’é dimenticato una parte del suo rituale , quello cioè in cui finge che gli scappa la pipì. Una volta parcheggiata l’auto davanti all’ufficio, sono scesa e, davanti al portone, ho tentato di trovare le chiavi nella mia borsa. Avevo praticamente il viso per metà nella borsa, l’altra metà avvolta nel cappuccio. Non mi sono accorta che il portone era già aperto e me lo stava reggendo un vecchietto che abita qui e che, malgrado la sua quasi totale cecità, non perde occasione per essere gentile con me. Se capitiamo insieme fuori al portone, fingo sempre di non trovare le chiavi che invece ho già pronte ma racchiuse nel palmo della mano (sempre, tranne stamattina). Lui, che compie lentamente ogni movimento, cerca di essere più veloce di me e di anticiparmi. Con grande fatica e col viso quasi attaccato alla serratura, infila la chiave dopo averla ispezionata con le dita. Una volta aperto, spinge il portone con entrambe le mani, entra e lo regge invitandomi ad entrare.

“Prego signorina, si accomodi”.

Mi spiace che non possa vedere con i suoi occhi quanto questa cosa mi faccia piacere, per cui lo ringrazio a voce e gli poggio una mano sul braccio.

“Buon lavoro signorina e mi saluti il ragioniere!”.

Poi ritorna fuori al portone e, sempre aiutandosi con le dita, citofona a sua moglie che é sempre in casa, allettata. Lo fa per due volte: quello é il segnale che sta per aprire la porta e che non deve preoccuparsi.

Stamattina, invece, lui era nel portone ma non ci siamo accorti né io di lui né lui di me. Quando ho tirato fuori la testa dalla borsa ed ho messo giù il cappuccio, l’ho visto che con il piede “scansionava” il pavimento. Ho fatto in modo che avvertisse la mia presenza senza farlo spaventare. Gli ho appoggiato delicatamente la mano sul braccio e gli ho dato il buongiorno.

“Signorina buongiorno! Speravo proprio fosse lei. Mi aiuti, la prego. Mi sono cadute cinque euro a terra. Sto provando a cercarle col piede ma, evidentemente, le avrò spostate. Non é che gentilmente…”.

Ho trovato la banconota quasi fuori al portone, forse ci sarò anche passata sopra. Gli ho preso una mano e gliel’ho poggiata nel palmo.

“Signor Mario, sono venti euro”.

Ha scosso la testa quasi a volersene fare un rimprovero. Senza nemmeno verificare la veridicità di quanto gli ho detto, se l’é infilata nella tasca dei pantaloni. Poi ha teso entrambe le mani, parallelamente. Gli ho fatto trovare la mia. Me l’ha stretta ed in quella stretta ci ho sentito tutta la sua riconoscenza.

“Buona giornata signorina. Dio la benedica”.

Gli ho poggiato la mano sul braccio e sono andata in ufficio. Le chiavi erano in tasca, anche stamattina.

E quando mi sono seduta dietro la mia scrivania, avvolta nel silenzio della mia stanza, ho potuto rendermi conto dell’insegnamento che mi ha dato stamattina il signor Mario. E nella nostra stretta di mano non ci ho visto solo riconoscenza ma anche fiducia. Ammettendo di aver perso del denaro e ammettendo la sua quasi totale cecità, ha rischiato che qualcuno gli sottraesse quel denaro ma ha preferito correre un altro rischio: fidarsi.

Ecco, oggi il signor Mario, fidandosi, mi ha insegnato che la paura di perdere qualcosa, non ci deve impedire di correre il rischio di fidarci.

Ma poi, c’è una cosa ancora  più bella che fa: mi chiama “signorina”.

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8 pensieri su “Il rischio di fidarsi.”

  1. E’ che “fidarsi” e’ fatto di piccoli gesti di vita quotidiana. Un portone aperto, una “signorina”.
    Piccoli momenti ” cercati” ed “aspettati” nel tran tran di tutti i giorni.
    Momenti che danno calore, che fanno colore.
    Che Dio ti benedica, signorina!
    A.

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  2. Una stretta di mano calda e accogliente.. “ricarica quotidiana” per la giornata che ancora doveva carburare… e poi, un msg altrettanto bello: non c’è bisogno di vedere con gli occhi, quando si ha un cuore aperto come il suo… ci vedeva col cuore e ci ha visto bene…una ragazza dolce e affettuosa come te…

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  3. Bellissimo imparare a fidarsi da entrambe le parti. E belli i gesti di amore e di carita ‘ che tu compi. Alla fine saremo giudicati sulla carita’…

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