La nascita di GiòGiò.

GiòGiò è arrivato in un sereno pomeriggio di dicembre, con un parto naturale a cui ha assistito il suo papá, a seguito di una richiesta precisa fatta dalla sua sorellina Ciala a Gesù bambino. Comincio da qui.

Dicembre 2013.

Ciala ha due anni e mezzo. Ha appena finito di scartare i regali che le ha portato Babbo Natale ed è una nanetta gioiosissima e saltellante che corre per casa con una pantera nera di pelouche di dimensioni reali. L’ha chiesta a Babbo Natale, a seguito della visone del concerto di Adriano Celentano di cui é appassionato il suo papá e in cui, tra una canzone e l’altra, appare una pantera nera che spesso l’ha fatta sobbalzare e che lei chiamava “Aoooo”. Appena la vedeva, correva tra le braccia del papà, impaurita, ma la guardava. Ne era incuriosita. Quando ha scartato il pacco in cui il pelouche era racchiuso, ha intuito subito di cosa si trattasse ed ha urlato sorridente: “È Adriana!!”. Certo, non poteva chiamarsi diversamente, vista l’attinenza col cantante.

“Sei felice? Ti piace Adriana?”.

“Ciiii! Ma io ho chietto a Gesù bambino acche un flatellino!”.

Io e MaritoSingle ci siamo scambiati uno sguardo stupito e molto divertito.

“E quindi vorresti un fratellino, amore?”.

“E ciiii! Un flatellino macchio!”, ha risposto cavalcando la pantera nera.

La richiesta é stata presa in consegna sia da me che da MaritoSingle e, da come si sono evolute le cose, ovviamente anche da Gesù Bambino.

9 Dicembre 2014

Ho un pancione enorme. Intendo davvero enorme, se prendiamo in considerazione il mio fisico esile e le mie gambe magrissime. Ho solo questo grandissimo pancione e due guance che non hanno nulla da invidiare ad uno scoiattolo che nasconde due ghiande in bocca. Io e MaritoSingle andiamo ad accompagnare Ciala all’asilo e poi andiamo in ospedale per il mio ennesimo tracciato. É la prima volta che ci vado con mio marito, mi ha sempre accompagnata mia madre. Fino a ieri non si muoveva nulla. E ieri era l’8 dicembre, la data presunta del parto.

Mi attaccano il macchinario e MaritoSingle sente per la prima volta il battito di suo figlio. È maschio, come aveva chiesto Ciala. Ovviamente. MaritoSingle si passa la mano nei capelli nerissimi, nonostante i suoi 42 anni suonati, segno evidente, per me che lo conosco bene, di grande emozione. Tracciato quasi piatto, a parte qualche lieve contrazione. In effetti stanotte avevo avuto dei dolori sotto la pancia che mi hanno tenuta sveglia tutta la notte ma che sono scomparsi all’alba, quando mi sono addormentata.

La dottoressa ci suggerisce di andare al bar e tornare più tardi, per vedere se cambia qualcosa. Accettiamo di buon grado il suo suggerimento, vista la fame e la giornata fredda. Entriamo al bar e mi viene incontro una signora che conosco, meravigliata dal fatto che fossi “ancora incinta”. L’aggiorno sulla mia situazione e lei, che di figli ne ha avuti tre, mi parla, senza che io glielo abbia chiesto, dei suoi tragici e dolorosissimi parti, raccontandomi con dovizia di particolari soprattutto l’ultimo, in cui ha tirato fuori una bambina di quattro chili quasi da sola.

Torniamo in ospedale ma ormai si sono fatte le dodici e mezza e MaritoSingle mi lascia per andare a riprendere Ciala all’asilo ed accompagnarla dalla nonna. Io aspetto che la dottoressa mi visiti. Dopo una mezz’ora abbondante MaritoSingle é di ritorno.

“Signora, ci sono ben 4 cm di dilatazione. Ha il tempo di andare a casa, prendere la valigia e andare in ospedale. Ci sono tutte le premesse per un parto natutale spontaneo. Torni a trovarmi col fagottino!”.

MaritoSingle arriva accaldato ed affannato. Si toglie il giubbotto.

“Partoriamo oggi”, gli dico. Mi guarda incredulo.

“Come oggi? Oggi ora? Hai le contrazioni? Quanto tempo abbiamo?”.

Lo prendo per mano e insieme ci avviamo a casa, a prendere la valigia. Nel frattempo avviso mia madre e le chiedo di restare a casa con Ciala e che la terremo aggiornata ma lei é mia madre e vuole esserci, starmi vicino, come ha fatto quando ho partorito Ciala. La cosa più difficile in quel momento è stato convincere mia sorella che la cosa più bella che potesse fare per me era stare con Ciala mentre io ero in ospedale.

Ore 14,30

Sono su un lettino dell’ospedale che ho scelto per il parto. MaritoSingle mi aspetta nel corridoio. C’è calma e silenzio, ogni tanto interrotto dal vagito di un neonato e questo mi emoziona parecchio. Tra poco potrò tenere tra le braccia il mio GiòGiò. Il nome lo ha scelto MaritoSingle ed è lo stesso di suo padre. Inizialmente avrei preferito chiamarlo diversamente, qualcosa tipo Andrea, o Marco. Poi mi sono informata bene: il suo nome significa “dono di Dio” e GiòGiò lo è stato. GiòGiò è la risposta di Gesù bambino ad una sorellina che aveva chiesto proprio un flatellino.

Stavolta le contrazioni ci sono e anche se sono leggere, le avverto. Mi staccano il tracciato e la dottoressa mi visita: 6 cm di dilatazione. Le infermiere sono sorprese davanti alla mia calma. Mi accompagnano, insieme a mio marito, nella camera n.14. L’anno di nascita di GiòGiò. Mi presento alla mia compagna di stanza che sta allattando un bambolotto biondissimo e cerchiamo di non fare troppo rumore con la valigia. Vado a prepararmi e indosso una di quelle sfigatissime camicie da notte da nonna, abbottonate sul pancione. Quando MaritoSingle mi vede gli viene da ridere. Mi mandano al terzo piano a fare un elettrocardiogramma.

“Ma hai i dolori del parto?”.

MaritoSingle, che ha già assistito al parto della nostra prima figlia, avrà letto sul mio viso le smorfie di dolore che cerco di controllare.

“Si, li ho, ma sono sopportabili”. Cerco di spostare la sua attenzione su qualcosa di più bello.

“Tra poco vedrai tuo figlio”.

Le contrazioni si fanno più intense e sempre più ravvicinate. Non me le ricordavo più. Faccio fatica a camminare. MaritoSingle mi tiene per mano e ogni tanto ci fermiamo. Respiro come mi hanno insegnato al corso preparto.

Il cuore è ok. Torniamo in camera e scambio due chiacchiere con la mia compagna di stanza che mi racconta, pure lei, di quanto sia stato tragico il suo parto. Ha partorito ieri, in un giorno pieno di urgenze e parti complicati. Non c’era posto in sala travaglio e mi racconta di aver quasi partorito in camera, durante l’orario di visita. L’ascolto e nel frattempo cerco di respirare e di cronometrare le contrazioni. È cosi presa dal suo minuzioso racconto che mi spiace quasi interromperla.

“Gabriella, scusami se ti interrompo ma credo mi si siano rotte le acque. Vado un attimo in bagno, scusami “.

“Ma come scusami? E lo dici cosi? Chiamo qualcuno!”.

Ore 17,35

Un’ostetrica mi conduce in sala travaglio. Ci siamo. Le contrazioni somo vicinissime e così forti da togliermi il fiato. MaritoSingle è fuori in sala d’attesa e non ha più notizie di me da tre ore. Non gli permettono di entrare in sala travaglio con me anche se sono sola e c’è calma piatta. Prima di entrare chiedo di andare in bagno e con la scusa, tenendomi il pancione tra le mani, mi trascino verso la sala d’attesa. Apro il portone e mi trovo davanti un MaritoSingle sconvolto.

“Ma che fine hai fatto? Sei ancora così? Il telefono non prende. Non mi lasciano entrare! Faccio un casino!”.

“Lo so ma fa come ti dicono. Io sto bene “.

“Le contrazioni?”.

“Tante, vicinissime e fortissime. Sono qui per dirti che sto entrando in sala travaglio. Tieniti pronto”.

Ci scambiamo a fatica un sorriso ed un bacio.

“Ti aspetto dentro”.

“Ok!”.

Ore 18,25

Il travaglio, quello vero intendo, è durato circa tre quarti d’ora, in cui l’ostetrica che mi ha seguita mi spiegava che, se avessi voluto, avrei potuto mettere da parte il mio pudore ed urlare perché loro sono abituate a vederne di ogni. Chiedevo solo se mio marito fosse fuori, se fosse pronto ad entrare. Una delle infermiere che lo ha visto fuori mi ha detto: “Come mai un armadio come suo marito ha scelto un comodino come lei? Non avevo capito fosse lui suo marito”. La contrazione successiva mi ha tolto il fiato per rispondere. Hanno telefonato alla dottoressa comunicandole che ero pronta. Quando è arrivata mi ha detto: “La signora è riuscita a mantenere lo stesso sguardo sereno che aveva quando è arrivata”. Questo mi ha confortata moltissimo perché di lì a poco avrebbero fatto entrare MaritoSingle e questo era proprio quello che desideravo lui vedesse nei miei occhi.

“Forza signora! Andiamo in sala parto. Fate entrare il marito!”

MaritoSingle entra, tutto impacchettato di verde. Si accerta che io stia bene e si posiziona al mio fianco, destro. Mi prende la mano ed in quel momento non mi sento più sola. Le spinte seguono le contrazioni ma adesso mi sento più forte, come se MaritoSingle mi avesse trasmesso un po’ della sua forza.

“Venga a vedere! Si vede la testa!”.

“È biondissimo!”, dice MaritoSingle.

Alla terza spinta sento il mio corpo attraversato da qualcosa di molto più grande di quanto avessi potuto contenere.

“Che spalle grandi ha questo bambino!” dice la dottoressa ed io me ne sono accorta.

“Un’ultima spinta, Alessandra! Sei stata bravissima!”.

Sono le 18,35.

Mi sollevo con il busto e vedo mio figlio a testa in giù, biondissimo, tenuto su per le gambette. Piange. Sta bene. Me lo poggiano sul ventre e sento il calore del suo corpo morbidissimo. Finalmente. Gli accarezzo la schiena. MaritoSingle mi bacia e gli si avvicina.

“È bellissimo, ed è biondissimo… ed è grandissimo!”.

“Assomiglia tantissimo a Ciala”, dico io.

E piango. Un pianto liberatorio di gioia, di chi è esausto ma può finalmente riposarsi. Sta bene. È andato tutto bene.

“Siete bellissimi” dice la dottoressa che si è mostrata molto distaccata fino a quel momento. “E lei, Alessandra, è stata bravissima. Un parto sereno”. MaritoSingle mi accarezza la fronte.

Mentre mi ricuciono, MaritoSingle segue suo figlio che urla dall’incubatrice che lo porta su al nido. Mi attaccano una flebo e mi parcheggiano in un corridoio dove mi terranno per due ore in osservazione. Un’infermiera arrivata da poco risponde ad un citofono.

“Si, la signora è qui. Quattro chili per 53 cm?!” chiede incredula e mi guarda.

Ora capisco la fatica a tirarlo fuori! Il mio ragazzone…

“Signora, fuori ci sono sua madre, suo padre e suo nipote. Se vuole, può mandare un sms: il suo telefono è qui” e mi strizza l’occhio. Mi faccio un selfie in cui sono il ritratto di una che ha appena avuto una sbronza e sorride. Poi mando questa foto a mia madre, a mia sorella, a mio fratello, ad Animabella.

Poco dopo mi arriva la notifica di un sms. È MaritoSingle che mi manda una foto di nostro figlio dal nido. Dorme. Lo guardo e non mi sembra vero che sia tutto nostro. Cullata da questo pensiero mi addormento anche io.

Qualcuno viene a svegliarmi. Sono le 21.00 e finalmente posso raggiungere chi mi ama dall’altra parte del corridoio. Mi tuffo nell’abbraccio di mia madre. Non vedo la culletta di Giò Gio nella mai stanza e mi sembra strano. Sono passate circa due ore dal parto. Siamo stati separati fin troppo. Mi dicono che è ancora nel nido e che stanno aspettando che si svegli per vestirlo e portarmelo.

“Andiamo su a prendercelo?”, chiedo con gli occhi imploranti a MaritoSingle.

“Te la senti di camminare?”.

Sostenuta da mia madre e da mio marito saliamo al piano di sopra. É tutto buio e c’è silenzio. Ad un certo punto sentiamo il pianto di un neonato. È il mio GiòGiò! Busso alla porta del nido e chiedo di poter entrare.

“Guardi signora glielo consento perché apprezzo lo sforzo che sta facendo avendo partorito poche ore fa. Lo sto vestendo. Vuole farlo lei?”.

Annuisco ed entro. Lo sento piangere. Mi si stringe il cuore ma al tempo stesso la sua voce mi sembra una melodia dolcissima. Lo chiamo per nome e gli prendo una manina.

“Amore, la mamma è qui. Non piangere “.

GiòGiò sgrana gli occhioni e smette improvvisamente di piangere. Si guarda intorno e si lascia vestire in silenzio. Gli parlo e lui sembra riconoscere la mia voce. Ogni tanto si porta la manina alla bocca. Ha un profumo buonissimo. Ed io sono perdutamente innamorata di lui.

Scendiamo in camera nostra e ad aspettarmi c’è un’infermiera mandata a vedere come stessi. La riconosco. Le sorrido e le dico: “Sa perché un armadio come mio marito ha scelto un comodino come me? Perché è nei miei cassetti che ha riposto i suoi sogni ed é insieme che li stiamo aprendo e trasformando in realtà”.

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11 pensieri su “La nascita di GiòGiò.”

  1. Aspettavo con ansia questo post….sapevo che mi avrebbe emozionato. Io ero tra le tante che aspettava l’arrivo di GioGio dietro uno schermo e ricordo ancora la gioia e la felicità nel vederti, vedere quel pollice alzato. Ricordo anche il post che hai scritto. Leggere questo post è rivivere quelle emozione che solo tu sai trasmettere, solo la “mia” MagicAle

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  2. Mi sono emozionata…dovrò andare in bagno a rifarmi il trucco prima di entrare a lavoro…ma ne è valsa la pena ❤️ complimenti per quei due frugoletti bellissimi😍

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