Il papà di Nicola.

In questi giorni, fuori al cancello della scuola dell’infansssia di GiòGiò, c’è un papà che aspetta insieme a noi di riprendere suo figlio. Suo figlio si chiama Nicola ed è in classe col mio. È un papà giovane sicuramente, nonostante un po’ di cenere nei capelli. Non l’avevo mai visto da quando i nostri figli hanno iniziato il primo anno di materna. Non c’era nemmeno alla recita di Natale. Però io sapevo di lui, pur non avendolo mai visto. Ho saputo di lui la prima volta alla riunione dei genitori dei bambini del primo anno. Sua moglie era l’unica, quel pomeriggio, che non sorrideva davanti alla maestra ma a stento tratteneva le lacrime. Raccontava a fatica di questo grande amore che la lega a suo marito da tanti anni, nonostante la loro giovane età, e di quanto sia difficile per lei compensare, a colpi di presenza, le assenze prolungate di suo marito con il piccolo Nicola.

Il papà di Nicola lavora sulle navi da crociera e non c’è da meravigliarsi se non torna a casa per sei mesi di fila. Eppure per Nicola c’è sempre. C’era, quando hanno bussato alla porta di casa e il postino gli ha fatto recapitare un pacco da parte del suo papá, durante una videochiamata proprio con lui. Il papà di Nicola è un papà che spesso non c’è, anche per lunghi periodi. Eppure è sempre presente.

La mamma di Nicola è una mamma speciale, si è capito. È una che mantiene le promesse. Aveva promesso a Nicola che un giorno il suo papá sarebbe sceso dalla nave e sarebbe andato a prenderlo a scuola e che, quel giorno, a casa loro sarebbe stato ancora Natale. Anche se era gennaio inoltrato.

Io, quel giorno di gennaio, ero fuori a scuola ad aspettare che aprissero il cancello. Non c’era la nonna di Nicola a prenderlo. C’era la sua mamma, evidentemente emozionata. Ho capito subito che quello accanto a lei era suo marito. Quando ci hanno fatti entrare, il primo a bussare alla porta dell’aula è stato il papà di Nicola. Ha aperto la porta, ha cercato suo figlio tra i suoi compagni seduti in cerchio a terra e un attimo dopo i loro sguardi si sono incontrati, abbracciati prima ancora di poter essere l’uno nelle braccia dell’altro. Nicola era incredulo. Ha detto qualcosa sottovoce che assomigliava molto a “il mio papà…”, poi serissimo, come se avesse visto un fantasma, si è alzato e molto lentamente si è avvicinato alla porta. Quando ha capito che quello era davvero il suo papá, si è messo a correre e gli si è lanciato addosso. Non si sono detti nulla. Sono stati stretti l’uno all’altro come se in quell’abbraccio ci fosse stata la somma di tutti gli abbracci che dovevano darsi.

Sono andati via tutti e tre mano nella mano. A casa. A festeggiare il Natale.

“Mamma, pecchè piangi?”, mi ha chiesto GiòGiò. “Volevi di me?”.

Me lo sono abbracciato stretto. “Si volevo di te. Chiamiamo papà, che dici?”.

“Ci mamma, chiamamolo”.

“Papààà! Io ti complo un gelato a te con la panna e la nutella e la cioccolata”.

Gli ha detto che gli vuole un gran bene.

Annunci

16 pensieri su “Il papà di Nicola.”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...