Verità al contrario.

Ore 8,10.
Stamattina.
Ciala: “Mamma, come vi siete conosciuti tu e papà?”.
Eccola qua, una delle domande che temevo, forse più di “Mamma come nascono i bambini?”.
Mica le racconto degli appostamenti da stalker che ho fatto a suo padre della serie “passavo-di-qua-per-caso-però-tu-non-mi-guardare-a-me-basta-che-ti-guardo-io”.
No.
Non le dico di quella volta che quattro fanciulle lo hanno sequestrato letteralmente in una macchina ed io ero nella macchina dietro con persone che a malapena conoscevo e tenevo a bada uno che faceva lo splendido con me
ed io non ch’avevo tempo per quelle cose, perché ero troppo presa a rincorrere il peggior don Giovanni della mia città.
E non le dico che papà e i suoi fantastici amici si esibirono in uno spogliarello divertentissimo (divertente, per me, come la sabbia nelle mutande) come regalo per un’amica prossima alle nozze ed io ero livida di gelosia mentre vedevo quelle gioiose fanciulle che ridevano, e fotografavano e ammiccavano e lui aveva ‘na coda da pavone aperta e variopinta che gli sarebbe bastata a coprirsi, se solo avesse voluto.
No.
Le dico questo: papà ha visto la mamma ed è stato un colpo di fulmine, per lui, e che è stato così insistente nel corteggiarla, così romantico, e fiori e cuori e fiori e cuori che manco Christian Grey… che alla fine la mamma ha ceduto.

Che poi è la verità, ma al contrario. E senza i fiori.

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