Sono puri i loro sogni.

Sabato il mio scrittore preferito era a Bari a presentare il suo secondo libro “Sono puri i loro sogni”. Per chi non sapesse di chi sto parlando:

Matteo Bussola ha tre figlie, le accompagna a scuola, le segue nei compiti, parla con gli altri genitori e partecipa pure alle chat di classe su WhatsApp. Insomma, sulla scuola ha un osservatorio privilegiato. E quindi può testimoniare che, davanti a un brutto voto, spesso i genitori si sentono messi in discussione, e per tutta risposta negano l’autorità degli insegnanti. Cosí decide di scrivere a sé stesso, e agli altri genitori, per provare a riflettere sui sensi di colpa e le paure che si nascondono dietro la mancanza di fiducia nella scuola. Un libro di storie – le sue, ma anche quelle delle madri e dei padri che frequenta, di sua mamma ex insegnante, degli amici docenti – che parla del nostro tempo, e dei nostri figli. Di come spesso, senza accorgercene, ci sovrapponiamo a loro per evitare che inciampino. Ma non c’è crescita senza crisi, e solo facendoci da parte, pur pronti a raccoglierli se cadono, possiamo aiutarli a

diventare adulti.

Avendo io una figlia che frequenta la prima elementare e un nanetto che è al primo anno d’asilo, avevo proprio voglia di acquistare il libro, di farmelo dedicare da lui in persona e sentirlo parlare dal vivo. E poi era necessario che MaritoSingle e il Bussola si conoscessero dopo questo, anche solo per scambiarsi una solidale stretta di mano essendo entrambi, in qualche modo, vicini alla sottoscritta.

Ci siamo andati tutti e sei, in treno. Io, MaritoSingle, Ciala, GiòGiò, Nuvoletta, il panda di Ciala e Adriana, la pantera di GiòGiò.

Quando siamo arrivati a Bari ad aspettarci c’erano due nostri cari amici, Meg e Bubu, che non conoscevano il Bussola ma che si sono fidati di me. Abbiamo preso posto e abbiamo aspettato che Matteo si materializzasse. Ciala era impaziente come me di conoscerlo di persona, perché alcuni capitoli del primo libro del Bussola, “Notti in bianco, baci a colazione”, ce li siamo letti insieme, soprattutto quelli riguardanti le sue figlie. E Matteo è arrivato, con uno dei suoi maglioni, jeans e scarpe da ginnastica. Proprio come immaginavo che fosse. Ha preso posto di fronte a noi, ci ha salutati con un sorriso e con i suoi occhi alla Andy Garcia, e quando ha incrociato il mio sguardo mi ha detto un naturalissimo “ciao!”. Gli ho risposto con altrettanta naturalezza come fanno due persone che si conoscono e là ho realizzato che io conosco lui attraverso i suoi libri, ma che lui deve fare una gran fatica a ricordarsi di ognuno di noi che siamo in tantissimi a seguirlo su facebook. Credo che il bello di Matteo stia proprio lì, nel non fare questa gran fatica, oppure nel non fartela notare, e credo che questo non valga solo per i contatti che ha su facebook. Durante la presentazione, GiòGiò se l’é dormita tutto il tempo e Ciala si è fatta un giretto con MaritoSingle per tutta la Feltrinelli, felice come fosse al luna park.

Mi sono goduta la presentazione con Meg seduta al mio fianco, sentendomi vicina a ciò di cui parlava Matteo, soprattutto quando ha raccontato del primo giorno di scuola della più piccola delle sue bimbe in cui ci sono andati in cinque, sorella e nonni compresi: noi eravamo sette! Non ho potuto trattenermi dal ridere quando ha raccontato di aver fatto i compiti a casa al posto di sua figlia e di essersi beccato un cinque! Ma la mia massima comprensione l’ha avuta quando ha detto che:

Non é vero un cazzo che l’Italia é una repubblica fondata sul lavoro. La nostra è una repubblica fondata sui nonni!”.

Io aggiungo anche le zie, ‘che se non fosse stato per mia madre e mia sorella, oggi non avrei ancora un lavoro.

Infine è arrivato il momento della dedica e là mi sono emozionata davvero.

Avrei voluto chiedergli un disegno perché Metteo non è solo uno scrittore. Mi sarebbe piaciuto vederlo mentre i suoi disegni prendono vita e che magari in quel disegno ci fosse MaritoSingle che corre a gambe levate a comprarmi il suo libro. Quando me lo sono ritrovato davanti, le uniche parole che sono riuscita a dirgli sono state: “Ciao, Matteo. Io sarei la minaccia…”.

“Ciao Alessandra! Ma sai che ti ho scambiata poco fa con una tua sosia che invece si chiama Sabrina!”.

Poi ha guardato MaritoSingle e in quello sguardo ci ho visto tutta la comprensione che si merita un marito che ha una moglie come me, traducendo quello sguardo compassionevole in una dedica:

Per MaritoSingle, marito della “minaccia”, con amicizia e comprensione.

Grazie!

Nel frattempo GiòGiò si è svegliato, è sceso dal passeggino in tutta autonomia, ha preso Adriana in braccio e l’ha presentata a Matteo, rassicurandolo che non lo avrebbe morso. Ciala osservava divertita, timidamente nascosta dietro la gamba di MaritoSingle.

Ho salutato con affetto e riconoscenza Matteo che aveva ancora il suo bel da fare con gli altri lettori. Presa dall’entusiasmo non mi sono accorta che Bubu, su commissione di Meg, stava facendo la fila per farsi fare una dedica sul nuovo libro di Matteo.

Poco dopo Meg mi è venuta incontro con un sorriso grande cosi, con il libro di Matteo tra le mani. Ha aperto la pagina in cui Matteo ha fatto la dedica e…

… ed ho scoperto che quel libro era il suo regalo per me, che sono per lei “una piantina di cui prendersi cura”. Ed io vorrei che Meg sapesse quanto ho apprezzato il suo gesto, anche se so che lo sa molto bene, in un modo che solo lei può sapere.

Ora sono a casa ad aiutare la mia Ciala a fare i compiti, con una nuova consapevolezza:

Non c’è crescita senza crisi, e solo facendoci da parte, pur pronti a raccoglierli se cadono, possiamo aiutare i nostri figli a diventare adulti”.

Grazie Matteo Bussola. Grazie Meg e Bubu.

Fidatevi, come hanno fatto Bubu e Meg, ‘che ne vale la pena.

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