Sua.

Ieri la scuola di Ciala era chiusa per via delle elezioni di domenica. Quella di GiòGiò, invece, era aperta regolarmente. Ciala ha deciso di svegliarsi presto comunque, per accompagnare suo fratello all’asilo e passare le tre ore successive in ufficio con me. Arrivati all’asilo, GiòGiò, che di solito fa il “koala della mamma” prima di entrare in aula, ha camminato mano nella mano con sua sorella, mostrandogli fiero di essere capace di togliersi il giubbotto ed il berretto da solo e di saper appendere il suo “zainot” dalla parte dei grandi “pecché lui è già gande”. GiòGiò ha la stessa insegnante che aveva Ciala, anche la stessa aula. Al momento di salutarsi, GiòGiò ha trascinato Ciala dentro, preso da un moto di gioia ed entusiasmo, presentandola ai suoi compagni: “Nicola, vedi, queccia è la mia ciorella Ciala!”. Maestraaaaa! Guadda chi c’è?”. Ciala, che avrebbe fatto a meno di tanta popolarità, non si è sottratta dalla stretta del fratello e ha sorriso timidamente a tutti. Poi, col suo fare materno, si è inginocchiata ed ha salutato GiòGiò con un bacio sulla fronte e con una promessa: “Vengo a prenderti presto, quando vengono le mamme, con la mamma”. Mentre ero fuori dall’aula a guardarli, mi sono resa conto di quanto Ciala sia cresciuta. Lei che aveva costantemente bisogno di essere rassicurata tutte le volte che la lasciavo là per andare al lavoro, da una maestra brava e professionale ma, ahimè, poco amorevole – e che si è confermata tale salutandola da lontano. Quel bacio che Ciala ha posato sulla fronte di GiòGiò insieme a quella promessa cosi carica di rassicurazione, era lo stesso che io posavo sulla sua fronte, con la differenza che GiòGiò le ha sorriso, si è voltato ed è andato a giocare, lei invece , al momento del distacco, tratteneva le lacrime, si faceva forza ed entrava.

“Mamma, hai visto come erano piccole le sedie?”.

“Si, amore. Mi sembravi Alice nel paese delle meraviglie, quando beve la pozione e diventa gigante!”.

“È vero, mamma!”. Poi, ridendo, sottovoce mi ha detto: “E la maestra sembra la regina di cuori!”. Siamo scappate via tenedo il segreto della nostra risata.

Prima di andare al lavoro, ci siamo fermate al bar a fare colazione. Io e lei da sole, come amiche, come sorelle, come amavo ed amo fare con mia madre. Un’intesa che non ha bisogno di troppe parole ma che si rafforza a suon di sguardi e sorrisi. Quasi gongolando, siamo arrivate in ufficio. Ha preso posto accanto a me, come faceva da piccola e ha tirato fuori i suoi astucci pieni di colori nuovi a matita ed ha iniziato a scrivere, colorare, ritagliare. Ogni tanto qualche cliente arrivava e le davo le spalle, allora lei prendeva il mio posto dietro la scrivania.

“Mamma, da grande voglio essere come te e lavorare qua con te”.

Oggi sono qui che mi domando quando abbia trovato il modo ed il tempo per fare di me una mamma che sorride e si asciuga le lacrime perché stamattina sulla scrivania ho trovato questo.

E mi domando come abbia fatto a capire come scrivere e stampare. E mi domando come sia riuscita a far si che su questi fogli ci sia cosi tanto amore. La sola risposta che riesco a darmi è che mi abbia osservata per capire come scrivere e stampare. Che in lei c’e di me molto di più di quanto io possa immaginare e che non ce lo abbia messo io. Che non sono davvero la più bellissima ma sono assolutamente sua ed è ciò che più avrei voluto essere.

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