Valentina.

Alcune delle conoscenze che facciamo tra i banchi di scuola, si sa, sono germogli che, se si è fortunati e si ha la voglia di coltivarli, possono diventare i fiori profumatissimi di un albero raro che si chiama amicizia. Accade anche quando i banchi di scuola dietro i quali ci si è conosciuti sono quelli dei tuoi figli.

La conoscenza tra me e Valentina é cominciata in un caldissimo pomeriggio di settembre di quattro anni fa, durante il primo incontro con i genitori della scuola dell’infanzia. Quando sono arrivata, io ed il mio pancione di sei mesi, ho dato una rapida sbirciatina alle mamme sedute su quelle minuscole seggiole e, istintivamente, ho preso posto accanto a Valentina. Durante l’incontro con l’insegnante ci siamo scambiate qualche fugace sorriso.

“Che bella pancia che hai” è stata la prima cosa che mi ha detto. Notai subito che, quando la maestra ci chiedeva di descrivere la mia Ciala ed il suo Nicola, a me e Valentina tremava la voce e facevamo fatica a trattenere la commozione. È stato in quel momento che, per la prima volta, Valentina ha poggiato la sua mano sulla mia, stringendola, mostrando una sensibilità molto simile alla mia.

“Saranno gli ormoni…” le dissi, asciugandomi una lacrima e lasciandomi andare ad una risata liberatoria.

“Non credo. Io ho partorito lo scorso aprile e di ormoni in giro credo non ne sia rimasto nemmeno uno… però è una cosa bella emozionarsi parlando dei propri figli”.

La conoscenza tra me e Valentina si è intensificata e rafforzata durante i tre anni di scuola dell’infanzia di Ciala e Nicola. Vantiamo un curriculum ricchissimo di presenze alle feste di compleanno in cui, io e lei, come due bambine tra i bambini, zompettavamo a piedi nudi e ballavamo senza alcun ritegno. È stato durante una delle feste meravigliose che hanno organizzato Valentina e suo marito per Nicola, che il mio GiòGiò ha lasciato la mia mano ed ha iniziato a camminare completamente da solo. Istintivamente gli corsi dietro ma Valentina mi prese la mano, stringendola e trattenendomi. Poi mi sorrise e, guardandola, ho potuto scorgere la commozione nei suoi occhi.

Io e Vale ci vediamo tutti i giorni fuori a scuola e mentre aspettiamo di riprendere i nostri figli, coltiviamo quella che era una semplice conoscenza ma che, giorno dopo giorno, è diventata una sincera e, spero, duratura amicizia.

A dirlo è una che fa fatica a regalarti il suo “ti voglio bene” ma che ha imparato a dirglielo e a fidarsi. Perché, quando parliamo, Valentina continua a prendere le mie mani tra le sue e questo gesto, a mio parere, rivela una profonda sincerità.

Se dovessi definire Valentina con un aggettivo, userei la parola “mamma” perché, quando parla dei suoi figli, le si illuminano gli occhi e le parte un sorriso che le riempie il viso.

Forse per questo la sento così simile a me.

O forse perché, quando mi prende le mani, io in quelle mani ci sto bene.

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3 pensieri su “Valentina.”

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