La promessa.

Io e Anna Lisa ci sentiamo tutti i giorni. Io sento lei, ogni giorno e so che lei sente me. Sente i pensieri felici che ho per lei perché sono il frutto di una promessa che ci siamo scambiate.

Aprile 2011.

Sono al corso preparto. Sono seduta su una poltrona col mio bel pancione e sto aspettando insieme alle altre future neo-mamme che la lezione sulla respirazione abbia inizio. Spengo il telefono per potermi concentrare su quello che sto per imparare e che, mi hanno detto, mi servirà durante il parto. Ho addosso una maglietta su cui è stampata una dolcissima Puffetta. La data prevista per il parto è il 31 maggio ma non siamo ancora certi che sto aspettando una femminuccia perché la birbantella fa la misteriosa. Io e Anna Lisa invece sentiamo che sarà una femminuccia. Abbiamo quasi terminato lo shopping per il corredino e abbiamo scelto insieme tutto, io da Trani e lei da Montecatini, in perfetta sintonia. Mi ha spedito dei deliziosi sandali in tessuto di jeans con dei nastrini bianchi, una tutina a fasce rossa e bianca con delle apine ricamate e il nome della mia bambina, della sua nipotina, anch’esso ricamato; un orsacchiotto di peluche di un rosa delicatissimo che contiene un sonaglietto da metterle accanto nella culletta appena nascerà.

Durante gli esercizi di respirazione immagino la mia bambina che dorme serena tra le mie braccia. Me la immagino con gli occhi azzurri come i miei e la carnagione chiara. Mi diverto a pensare a come sarà vederla tra le braccia del suo papà, dei nonni, degli zii e sorrido quando la immagino tra le braccia della zia Anna Lisa. Mi rendo conto in quel momento che è da qualche giorno che Anna Lisa è piuttosto taciturna. In un primo momento mi rassicuro pensando che starà riposando, che starà recuperando le forze dopo la chemio ma mi sembra troppo strano e prolungato il suo silenzio. Non è da lei, che mi risponde anche se è a fare terapia se le chiedo se preferisce questo cappellino per Sara o quello, così approfitto della pausa per mandarle un messaggio:

“Buongiorno, zia Anna Lisa. Io e la mamma stiamo imparando a fare gli esercizi di respirazione stamattina. Tu come stai? Ti pensiamo. Io ti mando un calcetto delicato. Sara e Ale”.

Riprendiamo la lezione, con la certezza che quando riprenderò il mio telefono troverò un suo messaggio. E invece nulla. Inizio a preoccuparmi e provo a chiamarla ma non mi risponde.

“Mi dici solo se stai bene?”. Mi risponde subito dopo. Avrà intuito che sono in ansia.

“Si, stai tranquilla, sto bene”.

“Me lo dici dove ho sbagliato? Se ti ho ferita o delusa, dimmelo, vorrei rimediare”.

“Sei proprio un bel tipino te… Ma come devo fare con te? Io non mi faccio più sentire e te, invece di essere arrabbiata, hai paura di avermi ferita. No, tesoro bello, non hai fatto nulla di tutto ciò. Tu e Sara siete solo motivo di gioia per me, però…”.

“Però, cosa?”.

“Ho pensato che tu adesso devi stare serena, stai per mettere al mondo la mia nipotina ed io non voglio essere motivo di ansia e preoccupazione per te. Ora devi pensare solo a lei. Preferirei che non ci sentissimo più ma solo per un pochino, magari un mesetto, giusto il tempo per far nascere Sara. Lo capisci, vero?”.

“Perché mi fai questo? No, non lo capisco e non lo accetto! Non puoi decidere per me!”.

“Non è facile nemmeno per me ma credo sia la cosa più giusta da fare”.

“Più giusta per chi? Soffrirei molto di più se non potessi scriverti o chiamarti, se non potessi condividere con te le miei gioie e, perché no, anche le mie preoccupazioni. Anche io ho paura del parto, anzi, me la sto facendo letteralmente addosso e tu vuoi lasciarmi da sola ad affrontare questo momento così delicato e nuovo per me?! No, tu non vai da nessuna parte”.

“La mia Ale… Hai ragione, sono stata egoista e ti chiedo scusa. Non vado da nessuna parte”.

“Mi prometti che ci sentiremo sempre?”.

“Te lo prometto”.

“Ogni giorno?”.

“Si, Ale mia. Ogni singolo giorno, però tu mi devi promettere che avrai solo pensieri felici quando penserai a me”.

“Te lo prometto”.

3 pensieri su “La promessa.”

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