Blog salvagente.

Luglio 2008

“Ragazzi, io e vostro padre vi dobbiamo parlare”.

Fu così che esordì mia madre dopo la visita medica che aveva appena terminato mio padre. Aveva fatto delle analisi del sangue di routine che avevano evidenziato un valore che aveva destato sospetti fin da subito.

“Papà ha il mieloma multiplo”.

Se mi avessero trafitto il cuore in quel momento non avrei sentito alcun dolore. La prima sensazione che provai fu di smarrimento e incredulità: non era possibile, sicuramente si erano sbagliati. Mio padre stava benissimo e non accusava alcun sintomo.

“Domani stesso partiamo: un’equipe di medici e ricercatori del Policlinico di Modena visiterà vostro padre e cercheranno di capire come procedere”.

Quella notte non chiusi occhio, come tutto il resto della famiglia. Mio padre sembrava sempre lo stesso: aveva mantenuto una lucidità che mi sembrò finta, quasi si fosse imposto di non mostrare cenni di cedimento per darci quella forza e quel coraggio di cui avevamo bisogno. La prima cosa che feci durante quella notte insonne, fu digitare le parole “mieloma multiplo” su Google ma più leggevo e più mi sembrava di non capire nulla. C’era qualcosa dentro di me che non voleva capire ma che chiedeva semplicemente e disperatamente di essere confortata da qualcuno che avesse vissuto la stessa esperienza e che ne fosse uscito vincitore. Ricordo di aver cercato in rete le parole “cancro, testimonianza, speranza” e finì sul Blog di Mia, “Contro il cancro con un sorriso“. Man mano che leggevo i suoi racconti sulla scoperta del cancro, sulle cure, la chemioterapia, gli interventi sentivo la speranza crescere dentro di me, mi rendevo conto che si potesse avere una vita “normale” malgrado il cancro. Lessi tutto il blog in quella notte e quando giunsi all’ultimo articolo pubblicato, fui pervasa da un senso di gratitudine verso questa donna sconosciuta che stava affrontando la sua malattia e che, con i suoi racconti, aveva trasmesso anche a me un po’ del suo coraggio. Le mandai un messaggio per ringraziarla e le raccontai della mia paura di perdere mio padre, della paura del futuro e da quel momento cominciammo a scriverci. Trovai anche la forza di raccontarle di Francesca, una delle mie migliori amiche che stava lottando a soli 26 anni con un tumore ai polmoni, una forma molto aggressiva tra l’altro. Prima Francesca, ora anche mio padre. Le dissi che avevo intenzione di rimandare il mio matrimonio, che adesso avevo altro a cui pensare e invece Mia mi rispose con queste parole:

“Non credo sia una buona idea rimandare il matrimonio: tuo padre si sentirebbe responsabile più di quanto non lo si senta già per avervi dato una preoccupazione così grande. Vai avanti con l’organizzazione del tuo matrimonio, coinvolgili entrambi, rendili partecipi della tua gioia e vedrai che sarà un ottimo motivo per loro per guarire il prima possibile”.

La visita a Modena ci diede modo di sperare per il meglio. Il mieloma si era presentato in forma del tutto asintomatica e in effetti era al primo stadio. Dovemmo aspettare che arrivasse almeno al terzo stadio per intervenire e iniziare con le cure, attraverso un trapianto di cellule staminali.

Nell’attesa, io organizzai il mio matrimonio. Vedevo mio padre forte come un leone: io, mia madre, mia sorella e mio fratello eravamo la sua forza e lui stava lottando anche per noi. Arrivò dicembre e arrivò anche il momento di scegliere il mio abito da sposa.

“Mi accompagni a scegliere il mio abito da sposa, insieme a mia madre e mia sorella?”. Francesca mi rispose un attimo dopo.

“Sarà un onore”.

L’indomani venne a Trani, bellissima ed elegante, accompagnata da Michele e Tonia, i suoi genitori. Indossava un abito nero, dei tacchi, un rossetto rosso e un delizioso cappellino che le incorniciava il bellissimo viso. Ci abbracciammo forte e quando le poggiai le labbra sulle guance, la sentì caldissima.

“Non ti preoccupare, ho fatto la chemio qualche giorno fa. Domani starò meglio, piuttosto… non lo vogliamo fare uno scherzo come si deve a tua madre e tua sorella?”.

Cos’hai in mente?”, le chiesi con quella complicità che ci legò dal primo momento in cui ci incontrammo al centro di volontariato per ragazzi diversamente abili, ad Andria.

“Diamo un’occhiata agli abiti e ne scegliamo uno che sia completamente inadatto a te: scollato, molto scollato, non da faccia da brava ragazza che sta per sposarsi che ti ritrovi. Ci stai?”.

“Ci sto!”.

Ci scambiammo un cenno di intesa e un attimo dopo ero dentro quell’abito, sotto lo sguardo imbarazzato di mia madre e di mia sorella e della commessa che cercava in tutti i modi di distarmi da quella scelta con abiti più “adatti” a me.

Ale, questo è proprio tuo“, disse da vera esperta di abiti da sposa.

Hai ragione. E’ proprio quello che stavo cercando”.

Mia madre e mia sorella restarono in silenzio: ammutolite. Non avevano il coraggio di contraddirci ma erano palesemente in disaccordo.

Io e Francesca ci guardammo e scoppiammo a ridere: la sua fu una risata così allegra, fresca e liberatoria che la ricordo ancora oggi.

“Franca, Gianna, state tranquille. Ale non avrebbe mai il coraggio di uscire di casa in questo modo. Era solo uno scherzo… potete riprendere a respirare!“, disse loro asciugandosi le lacrime con un fazzoletto.

Quella sera non trovai il mio abito. Non era in quell’atelier. Mi aspettava in un altro posto ma Francesca non potè raggiungermi per vederlo addosso a me. Era debolissima, la febbre non le aveva dato tregua. Le mandai una foto sul cellulare.

E’ lui. Ti piace?”, le chiesi.

“Sì, è lui. Sembri una sirena”.

Era il 15 dicembre 2008.

Francesca non partecipò al mio matrimonio il 4 agosto del 2009. Aveva un appuntamento a cui non potè rinunciare, suo malgrado. Il 30 gennaio 2009, il giorno del compleanno della sua mamma, è volata in cielo, non prima di averci ringraziati uno per uno per tutto l’amore, l’affetto e l’amicizia che le avevamo donato, salutandoci con queste parole:

“Se davvero mi amate, soffiate sulle mie ali”.

Il giorno prima del mio matrimonio i suoi genitori vennero a Trani per regalarmi il suo anello. Francesca sapeva che il mio futuro marito non era certo il tipo che ti chiede di sposarlo in ginocchio con un anello tra le mani e allora ci ha pensato lei.

Sono passati 12 anni e non l’ho mai più tolto. Mi piace pensare che attraverso questo anello Francy mi abbia tenuta per mano il giorno del mio matrimonio, mentre mio padre mi accompagnava fiero e sorridente all’altare e che abbia accarezzato il pancione che proteggeva prima Sara e poi Giovanni.

E’ seguito un lungo periodo di silenzio. Non ho più scritto e raccontato di me e di Francesca, della nostra amicizia. Ho chiuso il mio cuore a doppia mandata e avevo promesso a me stessa che non lo avrei mai più aperto a nessun altro.

Scrissi a Mia. Avevo bisogno ancora una volta di lei. Mi ascoltò a lungo, rispettando il mio dolore e prendendosene cura.

Sai, Ale, c’è una ragazza che vorrei che conoscessi. E’ tua coetanea e si chiama Anna Lisa: scrive un blog. E’ una ragazza piena di vita, forte, determinata e sono sicura che ti farebbe bene avvicinarti a lei“.

“Grazie Mia, sei tanto cara ma io non voglio essere più amica di nessuno“.

“Lo capisco. Ti lascio comunque il link del suo blog, nel caso in cui cambiassi idea. Ti abbraccio.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...