L’incontro a Modena.

Durante i mesi successivi alla diagnosi del mio papà di mieloma multiplo ero particolarmente selettiva nella scelta delle persone di cui circondarmi e avevo poca voglia di parlare. Mi concentrai molto sul lavoro: all’epoca lavoravo come collaboratrice in uno studio commerciale. Lavoravo otto ore al giorno e nelle ore libere leggevo molto, soprattutto attraverso il web. Avevo letto tutto sulla malattia di mio padre: avevo bisogno di sapere e conoscere come si muove questa malattia fino ad allora sconosciuta. La morte prematura di Francesca ci aveva lasciati confusi e in preda allo smarrimento più totale. C’è stato un altro viaggio a Modena a cui ho partecipato insieme ai miei genitori e a mio marito. La partenza fu preannunciata da una mail del Dott. Luppi del Policlinico di Modena:

“Dobbiamo iniziare le cure. Vi aspetto a Modena. Forza”.

La cosa più difficile fu dirlo alla mia famiglia. Comunicai la notizia prima a mia madre e ai miei fratelli: scelsi con cura le parole da dire per non spaventare la mia mamma più di quanto non lo fosse ma avevo promesso a me stessa che avrei sempre detto loro tutta la verità su quello che sapevo e che mi diceva il medico.

“Papà è un leone, ce la farà! E’ sopravvissuto alla caduta da un terzo piano di un palazzo, vi pare che si faccia mettere in ginocchio da questa malattia?” dissi a mia madre, sforzandomi di sorridere.

“E poi adesso abbiamo anche un angelo speciale che veglia su di lui dal cielo”.

Organizzammo un pranzo a casa dei miei genitori per dirlo a mio padre. Credo avesse intuito che avevamo qualcosa da dirgli.

“Papà, il dottor Luppi ti aspetta per iniziare le cure a Modena”.

Sono pronto“, disse con un sorriso spavaldo sulla faccia.

Lo sguardo era sereno, come di chi aveva accettato con coraggio una nuova sfida, certo che avrebbe messo tutta la sua forza e la sua determinazione. Sorrideva e il suo sorriso così sincero diventò la nostra forza.

Nei giorni successivi mi dedicai nuovamente alla lettura dei blog che avevo interrotto dopo la morte di Francesca. Rilessi la mail di Mia che mi incoraggiava a leggere il blog di Anna Lisa e questa volta provai il desiderio, misto alla curiosità di andare a vedere di chi si trattasse.

Se piace a Mia deve essere davvero una persona speciale” pensai. “Leggo qualche riga, se non me la sento, interrompo tutto e cancello il link del blog“, mi dissi quasi cercando di rassicurarmi.

Cliccai su quel link e un attimo dopo ero sulla pagina del suo blog:

“Ho il cancro. Il blog di una malata coccolata, viziata, amata e fortunata”.

Fortunata? Come ci si può definire fortunati se hai il cancro e hai solo 30 anni?

Più leggevo e più mi sembrava una persona fuori dal comune. Raccontava della scoperta della sua malattia, un tumore al seno triplo negativo, della “bestiaccia” come la chiamava lei, delle chemio, della perdita dei suoi amatissimi capelli biondi ma il suo blog non era solo cancro e sofferenza. Quel blog era un inno alla vita, era il suo modo per esprimere gratitudine nei confronti della vita nonostante il cancro. Nel suo blog Anna Lisa condivideva la sua sofferenza ma parlava anche delle sue passioni, dei suoi sogni, dei suoi progetti nonostante la malattia, del suo amore per la sua mamma Roberta, “la Mamy”, sempre al suo fianco; del suo amore per Andrea, “Qualcuno”, sbocciato pochi mesi prima che scoprisse di avere il cancro e che aveva scelto di continuare ad amarla, nonostante lei gli avesse chiesto di interrompere la loro storia per non farlo soffrire a causa sua. Nel suo Blog Anna Lisa parlava soprattuto di amicizia, di IrenA, di Marco “El mejor”, di FigliMaggiore e FigliaMinore, della Dottoressa ElleElle. Campeggiava sul suo blog una citazione di William Shakespeare:

“Quando nel dolore si hanno compagni che lo condividono, l’animo può superare molte sofferenze“.

Compresi ben presto che Anna Lisa era molto amata non solo dai suoi amici ma anche dai lettori del blog. Notai che rispondeva a tutti i commenti che le lasciavano nel blog: lo so perché non mi bastò più leggere. Volevo che sapesse che ero anche io lì, “sintonizzata” sulle sue frequenze come ci chiedeva di fare quando aveva un controllo importante da fare. Volevo che sentisse che ero anche io lì per fare il tifo per lei, a combattere insieme a lei, dapprima come presenza silenziosa e poi con il desiderio di farle sentire tutta mia vicinanza, il mio supporto. Leggevo ogni giorno il suo blog, speravo lo avesse aggiornato e le lasciavo sempre un commento al quale, immancabile, rispondeva, anche quando era particolarmente debilitata. Lei traeva forza da noi e noi da lei. Era diventata un’urgenza quotidiana alla quale non sapevo più rinunciare. Ero felice quando la sapevo felice e quando raccontava di giornate difficili io ero lì lo stesso, anche solo per dirle che ero lì.

I commenti non ci bastavano più. Ci scambiammo le mail e dopo le mail i nostri numeri di telefono. Ci davamo il buongiorno sempre con un sorriso o sforzandoci di sorridere e ci scrivevamo durante le nostre giornate, apparentemente così diverse e invece così simili. Eravamo due giovani donne, entrambe appassionate della vita, con i nostri lavori e i nostri amori, i nostri sogni e la voglia di starci vicino, accomunate dalla voglia di combattere una malattia. Sì, perché la malattia non è solo di chi lo colpisce ma è anche di chi la subisce.

Raccontai a mia madre e mio padre di Anna Lisa e compresi la loro preoccupazione quando scoprirono che anche Anna Lisa lottava contro il cancro.

Cerca di non farti coinvolgere troppo. Hai da poco perso Francy…” mi dissero come a volermi proteggere da altra sofferenza e invece iniziarono anche loro a leggere il suo blog. Ci ritrovammo a parlare di lei durante il viaggio in treno che ci avrebbe accompagnati a Modena affinché mio padre cominciasse le cure.

Il professor Luppi ci spiegò in che modo avrebbero proceduto: dapprima una chemioterapia ad altissimo dosaggio, a seguito della quale avrebbero raccolto le cellule staminali del mio papà per procedere, infine, con il trapianto. Nessuno ci avrebbe fatto da garante se non la fiducia nella Medicina e nelle Ricerca e, nel nostro caso, l’abbandono fiducioso nelle mani del buon Dio. Da quel momento in poi, il mio papà sarebbe rimasto in una camera sterile per almeno un mese. Fu necessario trovare una sistemazione per la mamma in una casa accoglienza, vicina all’ospedale. La mia mamma che non si era mai separata da mio padre prima di allora, avrebbe passato le successive settimane da sola in una stanza pur di stare accanto a suo marito, l’amore della sua vita, di una vita.

Il momento dei saluti fu molto doloroso. Stavo salutando mio padre che godeva apparentemente di ottima salute e che stava per iniziare forse la battaglia più importante della sua esistenza.

Ti voglio bene, Pà. Ce la farai!” gli dissi abbracciandolo prima di salutarlo.

Sì che ce la faccio. Fai la brava” e mi diede una delle sue pacche sulla spalla.

Pochi giorni dopo tornai a Trani, a quella che non era più la mia vita di sempre. Le giornate erano scandite dalle telefonate con la mamma e, quando poteva andare a trovarlo negli orari di visita, ci passava papà al telefono. Papà cercava sempre di avere un tono allegro, forse anche quando non lo era, ci spronava ad essere sereni e ad andare avanti nelle nostre giornate. Qualche volta faceva fatica a parlare, altre volte ero io a non reggere la commozione e la telefonata si interrompeva improvvisamente per riprendere poco dopo, giusto il tempo di riprendere fiato, con un “… era caduta la linea”.

Un giorno fu la mia mamma a chiamarmi durante l’orario di lavoro. Mi preoccupai e risposi col cuore in gola.

Mamma?”.

Tesoro!” mi disse con la voce piena di gioia e rotta dalla commozione. “Non puoi immaginare chi c’è qua con me. Aspetta, te la passo…”.

Ale mia! Come stai? Vediamo se mi riconosci...”.

Mi sembrava impossibile: non poteva essere lei. Solo lei mi chiamava così.

Anna… Lisa…?”.

Sì!! Sono qua con mamma Franca! Ero al distributore del caffè nel Policlinico, qui a Modena con Andrea e la Mamy e la tua mamma che mi ha sentita parlare, non so come abbia fatto, ha riconosciuto la mia voce e mi ha chiesto “Sei Anna Lisa?“.

L’ascoltavo senza riuscire a dire nulla. Sorridevo e non riuscivo a smettere di piangere, incredula.

Ci sei? Mamma Franca, la nostra Ale è svenuta!” disse ridendo alla mia mamma e mentre rideva pensavo a quanto fosse bella la sua risata.

Mamma, com’è?“, chiesi a mia madre, come si fa con chi ha visto da vicino qualcosa di meraviglioso e gli chiede di provare a descrivere cosa vede, cosa si prova.

Tesoro, è bellissima. Ha due occhi grandi e celesti e la carnagione chiara. Ha un sorriso strepitoso, è… bellissima!“.

“Ti sto invidiando tantissimo in questo momento, mamma…“.

Ma, no! Non essere invidiosa di mamma Franca. Presto potremo conoscerci di persona anche io e te. Ho deciso che verrò qui a curarmi anche io. Ma lo sai che sono passata a salutare papà Pinuccio? Ma te lo sai che hai un babbo figo abbestia? E’ uno tosto, un combattente“.

Sì, lo so. So anche che legge sempre il tuo blog e fa il tifo per te“.

Ed io per lui. Qua si fa il tifo per tutti! Ale mia, ti lascio con la promessa che ci vedremo presto forse proprio qui!“.

Scusami, sono frastornata, non mi sembra vero. Sono felice e incredula e vorrei essere lì in questo momento. Sì, ti prometto che ci vediamo presto. Ti voglio bene, Annina mia“:

Lo so. Anche io, Ale mia. A prestissimo“.

Ci sono persone che fino a qualche momento prima ci erano sconosciute ma ci basta incrociarle una sola volta nella vita per diventare parte della nostra famiglia. Come Anna Lisa e Mamy Roberta.

La promessa.

Io e Anna Lisa ci sentiamo tutti i giorni. Io sento lei, ogni giorno e so che lei sente me. Sente i pensieri felici che ho per lei perché sono il frutto di una promessa che ci siamo scambiate.

Aprile 2011.

Sono al corso preparto. Sono seduta su una poltrona col mio bel pancione e sto aspettando insieme alle altre future neo-mamme che la lezione sulla respirazione abbia inizio. Spengo il telefono per potermi concentrare su quello che sto per imparare e che, mi hanno detto, mi servirà durante il parto. Ho addosso una maglietta su cui è stampata una dolcissima Puffetta. La data prevista per il parto è il 31 maggio ma non siamo ancora certi che sto aspettando una femminuccia perché la birbantella fa la misteriosa. Io e Anna Lisa invece sentiamo che sarà una femminuccia. Abbiamo quasi terminato lo shopping per il corredino e abbiamo scelto insieme tutto, io da Trani e lei da Montecatini, in perfetta sintonia. Mi ha spedito dei deliziosi sandali in tessuto di jeans con dei nastrini bianchi, una tutina a fasce rossa e bianca con delle apine ricamate e il nome della mia bambina, della sua nipotina, anch’esso ricamato; un orsacchiotto di peluche di un rosa delicatissimo che contiene un sonaglietto da metterle accanto nella culletta appena nascerà.

Durante gli esercizi di respirazione immagino la mia bambina che dorme serena tra le mie braccia. Me la immagino con gli occhi azzurri come i miei e la carnagione chiara. Mi diverto a pensare a come sarà vederla tra le braccia del suo papà, dei nonni, degli zii e sorrido quando la immagino tra le braccia della zia Anna Lisa. Mi rendo conto in quel momento che è da qualche giorno che Anna Lisa è piuttosto taciturna. In un primo momento mi rassicuro pensando che starà riposando, che starà recuperando le forze dopo la chemio ma mi sembra troppo strano e prolungato il suo silenzio. Non è da lei, che mi risponde anche se è a fare terapia se le chiedo se preferisce questo cappellino per Sara o quello, così approfitto della pausa per mandarle un messaggio:

“Buongiorno, zia Anna Lisa. Io e la mamma stiamo imparando a fare gli esercizi di respirazione stamattina. Tu come stai? Ti pensiamo. Io ti mando un calcetto delicato. Sara e Ale”.

Riprendiamo la lezione, con la certezza che quando riprenderò il mio telefono troverò un suo messaggio. E invece nulla. Inizio a preoccuparmi e provo a chiamarla ma non mi risponde.

“Mi dici solo se stai bene?”. Mi risponde subito dopo. Avrà intuito che sono in ansia.

“Si, stai tranquilla, sto bene”.

“Me lo dici dove ho sbagliato? Se ti ho ferita o delusa, dimmelo, vorrei rimediare”.

“Sei proprio un bel tipino te… Ma come devo fare con te? Io non mi faccio più sentire e te, invece di essere arrabbiata, hai paura di avermi ferita. No, tesoro bello, non hai fatto nulla di tutto ciò. Tu e Sara siete solo motivo di gioia per me, però…”.

“Però, cosa?”.

“Ho pensato che tu adesso devi stare serena, stai per mettere al mondo la mia nipotina ed io non voglio essere motivo di ansia e preoccupazione per te. Ora devi pensare solo a lei. Preferirei che non ci sentissimo più ma solo per un pochino, magari un mesetto, giusto il tempo per far nascere Sara. Lo capisci, vero?”.

“Perché mi fai questo? No, non lo capisco e non lo accetto! Non puoi decidere per me!”.

“Non è facile nemmeno per me ma credo sia la cosa più giusta da fare”.

“Più giusta per chi? Soffrirei molto di più se non potessi scriverti o chiamarti, se non potessi condividere con te le miei gioie e, perché no, anche le mie preoccupazioni. Anche io ho paura del parto, anzi, me la sto facendo letteralmente addosso e tu vuoi lasciarmi da sola ad affrontare questo momento così delicato e nuovo per me?! No, tu non vai da nessuna parte”.

“La mia Ale… Hai ragione, sono stata egoista e ti chiedo scusa. Non vado da nessuna parte”.

“Mi prometti che ci sentiremo sempre?”.

“Te lo prometto”.

“Ogni giorno?”.

“Si, Ale mia. Ogni singolo giorno, però tu mi devi promettere che avrai solo pensieri felici quando penserai a me”.

“Te lo prometto”.

Te lo prometto.

Ci sono persone che incontri per caso nella vita e dopo non si è più gli stessi. La mia vita è cambiata da quando ho incrociato lo sguardo limpido di Anna Lisa: inconsapevolmente, ha preso la mia esistenza e l’ha capovolta, ribaltando quelle che erano le mie priorità. Ha reso la mia vita migliore, ha acceso in me il desiderio di impegnarmi per essere una persona migliore.

Anna Lisa è una di quelle persone che incontri quando la Vita decide di farti un regalo e quando ne ricevi uno così bello, non puoi non condividere la gioia di averlo ricevuto. Del resto, se c’è una cosa che ho imparato da lei, è la voglia di condividere le proprie emozioni, i propri sentimenti, di qualsiasi tipo essi siano. Anna Lisa ha condiviso una parte della sua vita con i lettori del suo blog: io sono una di loro. Ci sono finita su quel blog parecchi anni fa, digitando la parola “cancro”, una parola che crea sgomento solo a pronunciarla, alla ricerca di risposte, di una parola di conforto e soprattutto di una testimonianza che ci desse speranza. Avevo da poco perso Francesca, la mia migliore amica, a causa di un cancro ai polmoni a soli 26 anni e avevamo appena scoperto che mio padre, apparentemente in ottima salute, aveva un mieloma multiplo. Prima di approdare sul blog di Anna Lisa, ero rimasta impigliata nella rete di un altro blog che aveva nel suo titolo due parole che, a mio parere, erano inconciliabili: cancro e sorriso. Come si può aver voglia di sorridere se hai a che fare con una malattia così spaventosa? Mia invece aveva scelto per il suo blog questo titolo: “Contro il cancro con un sorriso”. Non la ringrazierò mai abbastanza per avermi accolta nel suo piccolo mondo in cui si parla di cancro, è vero, ma con un sorriso! Grazie Mia per avermi confortata, per avermi passato un po’ della tua forza e per avermi condotta tra le braccia affettuose della mia Anna Lisa, come una foglia scaraventata dalle acque tempestose della paura che giunge nel porto sicuro dell’amicizia.

E’ di questo che voglio raccontare: racconterò una storia di amicizia, vera, autentica, capace di ribellarsi alle leggi della natura, tenuta in vita da una promessa. Racconterò di Anna Lisa, della sua voglia di vivere, perché era una giovane donna che ha amato la Vita al di sopra di ogni cosa e che ha la capacità, ancora oggi, di insinuare in ciascuna persona che incontra il desiderio di volersi impegnare per essere una persona migliore. Mi auguro, attraverso il mio racconto, che possa accadere anche a te. Anzi, te lo prometto.

Buon compleanno Anna Lisa.

Ho conosciuto Anna Lisa in un periodo della mia vita in cui ho dovuto più volte ascoltare la parola cancro. L’ho scoperta grazie ad una carissima amica, Mia, che conosceva la sofferenza che stavo provando avendo perso una delle mie migliori amiche, Francy. Mi suggerì di dare una sbirciatina al blog di Anna Lisa: https://annastaccatolisa1.wordpress.com/ e ne fui catturata. La parola cancro campeggiava anche da quelle parti ma, giuro, passava quasi in secondo piano quando Anna Lisa parlava della sua vita e delle sue passioni anche durante il periodo travagliato delle cure, della chemio. Cercavo ogni giorno notizie di lei attraverso il suo blog e lasciavo sempre un commento ai suoi post, ai quali lei rispondeva sempre. Malgrado fossimo in tantissimi, lei rispondeva a ciascuno di noi. Un giorno le ho mandato una mail in privato, lasciandole il mio indirizzo email e il mio numero di telefono. Ci fu uno scambio intenso di email e messaggi telefonici. Con Anna Lisa ho iniziato ad usare Whatsapp: “Devi provarlo, è ganzissimo! Così possiamo mandarci anche i messaggi vocali!”.

È così che siamo diventate amiche. È cosi che lei è diventata, nel giro di poco tempo, la mia migliore amica. Sì, perché, io ed Anna Lisa non avevamo tempo da perdere. Di tempo, io ed Anna Lisa non ne abbiamo avuto tantissimo ma ce lo siamo fatto bastare. Oggi, se il tempo valesse ancora, avrebbe compiuto 40 anni ed io avrei preso un aereo e sarei andata con la mia famiglia a festeggiare il suo compleanno. E quando, come ora, mi manca il fiato, penso che lei mi sorriderebbe e mi direbbe: “Non serve prendere un aereo, Ale mia, perché io sono già qui, perché hai mantenuto la tua promessa: farmi continuare a sentirmi viva in ogni battito del tuo cuore “.
E se faccio silenzio, riesco anche a percepire la sua voce attraverso questa canzone che sta passando adesso in radio e sorrido e faccio si col capo, perché so che lei mi sta dicendo questo:

“Non smettere mai di cercarmi
Dentro ogni cosa che vivi e
Per quando verrò a trovarti
In tutto quello che scrivi

E più sarai lontano e più sarai con me
Tu intanto fai bei sogni, che sono i nostri”.
(Noemi – Non smettere mai di cercarmi).

Buon compleanno Anna Lisa.
Ale tua.
#lamiciziacomelamore
#mihaicambiatolavita

Forse mi basta respirare.

Oggi voglio starmene nella mia bolla. Non voglio sentire né vedere nessuno. Non ho voglia nemmeno di sforzarmi di nascondere la mia stanchezza, più mentale che fisica. Non voglio mostrarmi forte. E poi basta con ‘sta storia che “la bionda è forte”. Fosse per me mi farei piccola piccola.

Sono stanca di dover prendere le misure, calcolare, verificare ogni singolo passo. Vorrei prenotare i biglietti del treno per noi quattro ed andare a Modena a festeggiare il compleanno di Miofratello, e poi passare da Montecatini e andare a prendermi tutti gli abbracci di Mamy Roberta che ci mandiamo virtualmente ma che non mi bastano più. Vorrei starmene tra le sue braccia e sapere che le basterà guardarmi negli occhi e capire senza che io debba dirle nulla. Vorrei andare a vedere di persona la casetta nel bosco di Anna Lisa e aspettare che spunti fuori da un momento all’altro. Vorrei ma ci sono cose, e responsabilità e date che mi inchiodano qui.

Vorrei sentirmi dire semplicemente: “Hai ragione”.

Vorrei silenzio.

E rivorrei Francesca, qui, adesso come se non fossero passati nove anni, come se il cancro fosse stato solo un incubo.

“Forse mi basta respirare, solo respirare un po’”.

Forse sono solo tante cose messe insieme oggi che mi tolgono il fiato. Domani, tornerò ad essere forte. Oggi, però, no.

La congiura della torta

Questo 45esimo compleanno lo ricorderemo come “la congiura della torta”. È da stamattina che cerco di passare dalla sua pasticceria (preferita) in gran segreto per prendergli la sua torta (preferita) ma il festeggiato, che é sempre fuori per lavoro, oggi, tra un impegno lavorativo ed un altro, mi spuntava fuori come un fungo, improvvisamente. Andiamo tutti e quattro in pasticceria nel pomeriggio, con la scusa di ritirare un panettone da regalare ad una delle maestre di Ciala e anticipo (correndo!) il festeggiato per mettermi d’accordo con il cameriere, che conosco, chiedendo di mettere la torta in una busta, così da poterla camuffare e nasconderla in macchina per tirarla fuori al McDonald, posto scelto dai bambini per festeggiare il papà. Il cameriere mi fa, ammiccando “Ah! È una sorpresa? Tranquilla, ci penso io!”. Arriva il festeggiato ignaro e all’oscuro di tutto, si fa un caffe, la torta é già nella busta e quello lì gli fa: “Allora, MaritoSingle, sono 45 oppure 54? Sai, per essere sicuro di aver preso i numeri giusti per le candeline”.
Gli avrei dato una testata sui denti.

Tra le lacrime di Ciala che ha visto sfumare la sorpresa della torta al suo papá, andiamo al McDonald per festeggiare. Entro con la torta e un cameriere mi fa notare che non si può portare cibo dall’esterno. Non lo sapevo e ne comprendo le ragioni ma guardo mia figlia che é già con i lacrimoni agli occhi e chiedo di poter parlare con il manager. Con la torta in mano indico con la testa il festeggiato che sta gia facendo la fila per la consumazione e sempre con la testa, indico i miei due figli che sono avvinghiati a ciascuna delle mie gambe. “È solo per far spegnere le candeline al papà. I bambini ci tengono a fargli fare questa cosa”. Poi abbasso il tono della voce e quasi in un orecchio gli dico: “Il papà sa già della torta ma si fingerà sorpreso. Se solo lei potesse…”. Annuisce e mi indica un posto libero dove possiamo sederci. Mi da precise indicazioni: possiamo solo far spegnere le candeline, ma la torta nun se po magnà. A questo punto mi va bene tutto.

Passiamo una piacevolissima serata, mangiamo a dismisura e finalmente Ciala e GiòGiò tirano fuori la torta dalla scatola. I nostri vicini di poltrona ci guardano incuriositi. Approfitto per chiedere in prestito un accendino ma loro non fumano e così si prodigano per procurarmene uno in fretta.

Candelina accesa sulla torta preferita di MaritoSingle. Un nano alla sua destra ed una alla sua sinistra, intoniamo “tanti auguri a te” e MaritoSingle sfoggia una delle sue facce più sorprese che può. Ciala e GiòGiò sono un’esplosione di gioia! Sorpresa riuscita! Secondo loro.

Rimettiamo, senza alcun capriccio e con mia grande sorpresa per questo, la torta nella scatola e ce ne torniamo a casa.

Siamo in ascensore ed io ho una borsa che sembra un borsone, GiòGiò con tutti i suoi 18 chili in braccio e Ciala mezza addormentata che si tiene all’unico braccio rimastomi libero. MaritoSingle ha solo la scatola con la torta in una mano. Solo quella. E potrebbe tenerla con due mani. Apre la porta dell’ascensore e appena fuori, non so ancora come, perde l’equilibrio e assistiamo tutti e quatto inerti ad un triplo salto mortale della torta che atterra sulla sua stessa base.

La torta è solo un po’ provata ma è salva. Anche MaritoSingle lo è, ma solo perché è il suo compleanno.

La prossima volta gli preparo un dolce fatto in casa. Oppure scegliamo una casa con un ascensore che abbia le ante scorrevoli.
Però il festeggiato, stasera, aveva un sorriso grande così.

Ps c’era anche lei.

Tutte scemenze.

“Mamma oggi a scuola abbiamo disegnato le api!”.

So giá di cosa parleremo, o meglio, di chi. La cosa si fa interessante.

“Mamma, ho raccontato ad Andrea che io ho una zia che si é trasformata in un’ape così può stare sempre vicina a chi vuole bene e a me. Luca mi ha detto che non é vero niente, che sono tutte scemenze!”.

“E tu cosa ne pensi?”.

“Io penso che non sono scemenze, che la zia Anna Lisa esiste davvero, non é inventata perché ho anche le foto che mi tiene in braccio quando sono nata. E poi siccome doveva andare in cielo ha scelto di essere un’ape, perché le piacevano un sacco le api e perché le api volano e lei vola e mi sta vicino. Solo vicino, per guardarmi da vicino. Mica ho detto ad Andrea una bugia, per esempio che le api parlano. Ho detto solo che quando io vedo un’ape vicino a me penso alla zia Anna Lisa che mi vuole bene e sento la gioia nel cuore. Mamma forse Andrea dice cosi perché non ce l’ha una zia Anna Lisa”.

Annuisco e sorrido.

“Dai, mamma! Prepariamo una spremuta di arancia!”.

Taglio la parte alta dell’arancia, poi quella in basso ed inizio a sbucciarla. Ciala raccoglie le bucce. “Mammaaaaa! Guarda!! Uno smile!!”.

Eh. Non lo diciamo ad Andrea.

“È una storia vera e io mi commuovo tanto a sentirla raccontare così . E sono certa che l’ Ape è tanto contenta che Ciala provi gioia nel cuore e glielo dice con un sorriso perché” Toglietemi tutto ma non il sorriso”. Grazie”.

Mamy Roberta, la mamma di Anna Lisa.

“Toglietemi tutto ma non il sorriso” è il libro di Anna Lisa.

Le api sulle patatine fritte.

Metti una sera al McDonald, noi quattro. Metti la gioia incontenibile di Ciala e GioGiò ma anche della mammaquipresente perché, diciamocelo, il McDonald mette allegria, é studiato apposta per quello. Metti che stai assaporando il tuo paninozzo e per un pelo non ti strozzi perché credi di aver visto lei. E butti giù il boccone, poi ti giri di scatto per guardarla meglio e, cavolo!, sembra proprio lei! Metti che MaritoSingle viene a sedersi al tavolo con noi e tu gli fai notare che quella ragazza con quel codino biondo e quegli occhi celeste cielo e quel profilo sembra proprio lei e la bocca… e MaritoSingle non ti fa finire la frase e annuisce, confermandoti, che si, assomiglia proprio a lei. E tu passi la serata a seguire con lo sguardo la ragazza bionda che serve ai tavoli e provi un brivido ogni volta che ti guarda e devi reprimere quell’impulso irrefrenabile di alzarti e andare ad abbraccairla.  Cosi prendi il telefono in mano e, lo sai benissimo che non si fa!, fingi di scrivere un messaggio e catturi un breve video da mandare alla sua Mamy, ad IrenA ed a Mia e loro ti confermano che, oddio! sembra proprio lei. Ciala dice che é davvero la zia Anna Lisa, perché lei é un’ape adesso ma qualche volta si ritrasforma nella zia Anna Lisa per venire a salutarci.

E passi la serata a raccontare di lei, di quando una volta un senegalese bussò alla sua porta per venderle qualche oggettino inutile per guadagnarsi qualche spicciolo per andare a mangiare ed Anna Lisa gli presta cinquanta euro, perché aveva solo quelli. Perché lei é cosi ed il senegalese li accetta ma promette che tornerà a restutuirli. Passano i mesi ed il senegalese torna a bussare alla porta di Anna Lisa e ad aprire c’è la Mamy, perché Anna Lisa non c’e. E solo in quel momento la Mamy viene a conoscenza del gesto di sua figlia, pur conoscendo  perfettamente la generosità di cui era capace e in quel momento il senegalese comprende quanto sia stato fortunato quel giorno a bussare a quella porta. La Mamy trasformerà quel prestito in un dono. Perché, lei, come sua figlia, é cosi.

E ti accorgi che nel frattempo Ciala ha gli occhi pieni di lacrime ma sorride  e MaritoSingle ha giá smesso di guardarti negli occhi e accarezza la testa riccioluta di GioGiò che nel frattempo si é spazzolato tutte le patatine. E tu pensi che forse tua figlia ha ragione, che chi lo ha detto che alle api piaccia solo il miele e perché no, anche le patatine. E vai via ripensando a quello che ti ha detto IrenA: ora so dove trovarla.

Zzzzzzzzzz.

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Animabella.

C’è stato un momento della mia vita in cui mi sono chiusa a riccio. Faccio così quando ho il cuore a pezzi e non mi piace che si veda. Non é orgoglio, nemmeno riservatezza: credo sia un meccanismo di difesa che ho messo in atto forse fin dalla mia infanzia. Qualcosa del tipo “l’odore del sangue attira gli squali “.

Nell’ottobre del 2011 ero sposata con MaritoSingle da due anni e la mia Ciala aveva appena 4 mesi: nell’apice della gioia. La cosa più bella che puoi fare quando provi una gioia così grande é condividerla con chi ami, perché non ce la fai a tenerla chiusa nel petto. Oltre alla mia Family, la persona con la quale ho condiviso tutto quello che é avvenuto dal test di gravidanza alla nascita della mia prima figlia é stata Anna Lisa. Da quel momento in poi ogni passo successsivo lo abbiamo fatto insieme: dalla prima ecografia, ai primi acquisti per Ciala, al viaggio qui in Puglia per posare le sue mani sul pancione per sentire sua nipote scalciare, fino alla sorpresa finale, il giorno successivo al parto in cui é venuta, con estrema fatica e trascinandosi dietro la sua inseparabile mamma, a dare il benvenuto a Ciala. Se l’é presa tra le braccia con quella naturalezza che ha solo chi già si conosceva, le ha sussurrato tutto il suo affetto e la sua gioia incontenibile per essere lì in quel momento e Ciala, per la prima volta da quando é nata, ha sorriso.

Ad ottobre del 2011, il 4 ottobre, un sms mi avvisava che la mia Anna Lisa non c’era piu.

É stato lì che ho iniziato a chiudermi all’amicizia. Non avevo voglia di parlare e di parlarne. Era successo di nuovo che il cancro mi avesse portato via la mia migliore amica. Prima Francesca e adesso anche Anna Lisa. Sempre lui, il drago feroce, la bestiaccia: me le ha strappate via prematuramente ma solo fisicamente perché lui non sa nulla dell’amicizia vera, quella che ti permette di continaure a far vivere chi ami perché tu continui ad amarle, a sentirle vicine e allo stesso tempo, mentre ti lecchi le ferite, ti prometti che mai più soffrirai cosi terribilmente a causa dell’amicizia, che mai più ti legherai a qualcuno perché un’amicizia così non ti ricapiterà più nella vita. E poni un confine anche con chi cerca in qualche modo di starti vicino, di darti una parola di conforto che accetti e accogli ma, per favore, non oltrepassate  quel confine. E pensi tante volte che quella ragazza é proprio una brava ragazza, che sembra sinceramente affezionata a te e tu poco alla volta cerchi di fare un passo avanti ma no, nessuna é come Anna Lisa. Non che dipendesse da loro: ero io che non mi sentivo come mi sentivo con lei. Quella sensazione di benessere nello stare insieme, quel sentirsi a casa, la fiducia riposta in chi ti permette di essere te stesso con tutte le tue fragilità senza mai usarle come punto di forza contro di te, non ti giudica ma cerca di comprendere, io non l’ho più riprovata.

Fino a quando un giorno, su Facebook, mi giunge una richiesta di amicizia. “E questa chi é? No, non la conosco.  Nemmeno due righe per presentarsi.  I soliti curiosi che vogliono farsi i fatti tuoi… amici in comune zero. No, rifiuto”.

Poi però guardi bene quel viso, lo scruti. Mi é completamente sconosciuto ma c’è qualcosa che mi fa soffermare a guardarlo. Questa ragazza ha un sorriso sereno e timido e, scorrendo le altre foto del profilo, mi rendo conto che sono tutte molto spontanee, mai impostate. Sorride sempre. “Di dove é?” mi domando. “Ah, Sicilia… e cosa possiamo mai costruire io e lei che siamo cosi lontane e non ci conosciamo nemmeno? No, rifiuto”. Cerco di scoprire qualcosa in più dalla sua bacheca ma non mi permette di vedere altro se non le immagini di copertina e di profilo. “Diffidente la ragazza…” penso.

Vocina: “Ale, sei pesante! Che cosa vuoi che accada se accetti una richiesta di amicizia di una ragazza che non conosci? Che male ne può derivare?”.

Richiesta di amicizia accettata. Ora tu e Animabella siete amiche su Facebook.

Continua…